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Finanza&mercati

Tra il sughero e l’enoturismo 1,2 milioni di posti di lavoro ... A Verona aperto il Vinitaly. Industria vetraria, tappi, accessori, bioenergie e pubblicità rappresentano solo alcuni degli ambiti a cui si è esteso l’indotto legato al vino: negli ultimi dieci anni l’occupazione è cresciuta del 50%... Con un aumento del 50% in dieci anni nel settore del vino Made in Italy trovano oggi opportunità di lavoro 1,2 milioni di persone impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse e di servizio, con ogni grappolo raccolto in campagna che è in grado di attivare ben 18 diversi settori. È quanto è emerso da uno studio della Coldiretti elaborato in occasione del Vinitaly che si è aperto ieri a Verona. A crescere sono state le attività indotte che si sono estese in diversi ambiti: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle assicurazioni, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dalla ricerca e formazione alla divulgazione, dall’enoturismo alla cosmetica e al mercato del benessere, dall’editoria alla pubblicità, dai programmi software fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione (vinacce e raspi) che potenzialmente possono offrire da 2,4 a 3,2 milioni di tonnellate di biomasse ogni anno. In Italia, spiega la Coldiretti, ci sono 250.000 aziende agricole con vigneti che offrono occupazione a circa 200.000 lavoratori dipendenti, dei quali 20.000 extracomunitari: nel solo distretto di Montalcino lavorano immigrati di 44 diverse nazionalità. Di queste ben 21.600 aziende agricole vendono direttamente il proprio vino ai consumatori mentre le altre lo cedono alle 35.000 aziende imbottigliatrici presenti in Italia che impiegano operai, agronomi, enologi, responsabili di marketing, informatici e wine manager. Un contributo importante all’occupazione del vino proviene dai comparti collegati degli accessori che genera un giro di affari di 2,6 miliardi di euro con l’Italia che figura come primo utilizzatore di tappi di sughero (1,5 miliardi di pezzi), ma l’effetto traino riguarda anche etichette, bottiglie, cavatappi, decanter, sciabole, grembiuli. Sono però le attività legate all’indotto meno tradizionali ad avere avuto una esplosione negli ultimi dieci anni con la nascita del fenomeno dell’enoturismo che ha realizzato nel 2009 un fatturato di 1,8 miliardi di euro muovendo sei milioni di turisti con un incremento del 20%, anche grazie a 150 strade del vino e oltre 500 città del vino. In grande espansione, secondo la Coldiretti, è anche l’industria della cosmetica e del benessere con il moltiplicarsi di centri di vinoterapia e l’arrivo di nuovi e curiosi prodotti per la cura dei corpo, dal sapone al Sagranitino alla crema di bellezza alla Barbera fino al dopobarba all’Amarone. La crescita del settore del vino ha spinto l’editoria di settore con la nascita di riviste specializzate e di guide, ma anche di siti web dedicati mentre è letteralmente esplosa la spesa in pubblicità negli ultimi dieci anni che è stimata su una percentuale del 4-5% del fatturato, con il fiorire di opportunità di lavoro anche per agenzie, creativi, fotografi e modelle. Il vino sta per anche diventando la nuova frontiera di investimento finanziario gettando le basi per la creazione di nuove figure professionali. Sono nati i primi fondi di investimento specializzati nel settore del vino a sostegno di progetti innovativi e uno studio di MedioBanca in dieci anni spiega che investire nelle società del settore vinicolo quotate in borsa ha consentito di raddoppiare il capitale a fronte di una media modesta di rendimento del 5% dei listini internazionali. “Come lo era durante la fase di crescita economica - ha spiegato il presidente della Coldiretti Sergio Marini - il vino rappresenta l’unico modello da replicare anche in una situazione di crisi della quale, nonostante le difficoltà, il vitivinicolo Made in Italy risente meno di quello di altri Paesi e meno degli altri settori produttivi in Italia, perché esprime i valori dell’identità e del legame con il territorio che nel mercato globale sono vincenti rispetto all’omologazione”.

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