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I Piaceri del Gusto

Natura, gusto e turismo: il vino torna a volare … L’export supera i livelli pre Covid: +8,5% nei primi sette mesi dell’anno rispetto al 2019. Pantini (Wine Monitor): è l’ora di puntare sul srio sulla Cina. Bella la vendemmia, meno volumi ma di qualità. I consumatori cercano leggerezza e piacevolezza nel bicchiere…Il vino riparte dal canto della terra. Dall’export. E dal gusto, più godibile e profumato. A un anno e mezzo dall’inizio della pandemia, la consapevolezza dell’importanza di tutelare l’ambiente è sempre più forte fra i produttori. E si intreccia con la voglia di promuovere il territorio e riconquistare i turisti stranieri, sempre più interessati a vivere esperienze all’insegna di sostenibilità e biodiversità (superano il 70% del totale). Con queste basi, forte di una vendemmia appena finita che darà soddisfazione in qualità (meno in quantità per il mix di gelate e siccità) l’Italia del vino consolida la sua leadership come produttore mondiale, con 20 milioni di ettolitri esportati in un anno. I primi sette mesi del 2021 mostrano come l’export non solo sia tornato ai livelli pre Covid, ma abbia superato il dato del 2019 in quasi tutti i mercati, a partire da quelli in cui siamo storicamente forti. Basta guardare ai dati export dell’osservatorio Nomisma, Wine Monitor bene Usa (+11,5%) dove i vini italiani rappresentano un terzo delle importazioni totali, Germania (+13,5%), Canada (+6%); veri fenomeni di mercato la Russia, dove registriamo un +23,9% di export; boom assoluto in Corea del Sud (+113,2%) dove il consumo di vino, non solo italiano, è esploso. Soffre il Giappone (-8,2%). Se si contano i principali mercati mondiali, sempre nei primi sette mesi del 2021, rispetto al 2019, l’Italia registra un +8,5%. “Il nostro Paese, insieme alla Francia, è quello che si sta riprendendo meglio - nota Denis Pantini, responsabile di Wine Monitor - grazie al revenge spending da parte dei consumatori e alla maggiore ricerca di qualità”. Discorso a parte merita la Cina, dove l’Italia si mantiene stabile (+0.2%) ma con margini di crescita alti. “Sul mercato cinese facciamo fatica ad emergere - nota Pantini - perché finora ci si è basati su attività mordi e fuggi. Servono invece una strategia di lungo periodo, promozione massiccia, puntando anche sull’online, e presenza costante sul territorio”. E dal futuro che cosa dobbiamo aspettarci? Intanto si prevede un assestamento dei consumi, con l’e-commerce che continuerà a crescere. E un’altra costante sarà la ricerca della qualità. In questo caso, una bella mano arriva dalla vendemmia che sta finendo in questi giorni. Il vigneto Italia regala una produzione di 44,5 milioni di ettolitri di vino che genera un fatturato di circa 13 miliardi di euro. “Quest’anno c’è stata una perdita di prodotto di 4 milioni di ettolitri, circa il 9% - dice Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi - per le gelate primaverili, la grandine e la siccità estiva. Chi ha sofferto di più è il centro Italia. Ma la qualità è buona, in alcuni casi ottima, anche grazie al lavoro di precisione che stanno facendo gli enologi per ovviare all'altalena del clima”. Quel che è certo è “il grande entusiasmo che si respira in tutto il settore - aggiunge Cotarella - È cresciuto soprattutto l’interesse culturale, cosa che dà maggiore slancio all’enoturismo: oggi la degustazione resta importante, ma viene dopo la conoscenza, altrimenti il vino è solo un liquido”. Turismo è la parola d’ordine anche per Lamberto Frescobaldi: “Prima della pandemia, secondo i dati Enit, in Italia c’erano oltre 60 milioni di turisti stranieri, con alta capacità di spesa, che vuol dire 200 milioni di presenze, oggi siamo ben lontani da quelle cifre. Siamo anche in attesa di capire se potremo tornare negli Usa a novembre. Il vino si sta riprendendo nelle vendite: bene le bottiglie di prezzo medio, faticano quelle dai 40 euro in su. Richiestissimo il nostro metodo classico Leonia di Pomino, anche versione rosé, tipologia in crescita”. E il gusto va proprio in quella direzione: più bianchi, rosé e bolle, con rossi piacevoli, valorizzati nel frutto, come confermar il Master Of Wine Gabriele Gorelli. E se si parla di perlage, metodo charmat, va citato il Prosecco che ha fatto numeri da capogiro, sia Doc sia Docg. “Nel 2020 abbiamo raggiunto le stesse vendite del 2019 (anno del record 92 milioni di bottiglie) - dice la presidente del Consorzio del Valdobbiadene Docg, Elvira Bortolomiol – Quest’anno, a fine agosto, si registra un +16,03% rispetto ai primi 8 mesi del 2020. E siamo la denominazione che si è distinta negli ultimi anni per l'attenzione all'ambiente, aspetto fondamentale”.

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