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I Viaggi Di Repubblica

Calici in alto - Marche: il Verdicchio di Jesi, bianco di classe ... Tempo di bianchi sapidi, di nerbo, ben aciduli per regalarci sensazioni di freschezza, ma anche di forza all’inizio dell’estate. E tra i bianchi nazionali ve n’è uno che è vessillifero dell’autoctonia e del territorio: è il Verdicchio dei Castelli di Jesi. Denominazione tra le più antiche tra le 12 Doc marchigiane, che oggi si vede sovrapportare un’altra Doc, l’Esino bianco, anch’esso con una forte percentuale di vitigno Verdicchio, ma con un areale così ampio che comprende anche l’altra denominazione a Verdicchio, quella di Matelica. Le abbiamo citate tutte e tre per dimostrare come l’uva Verdicchio sia l’emblema delle Marche in cantina. Occupiamoci però del Verdicchio classico e superiore, quelo che si produce nel ristretto areale dei Castelli di Jesi sulle colline che fanno corona ad Ancona e che ricevono inflssi benefici dalle arie salmastre dell’Adriatico. Il Verdicchio di Jesi ha conosciuto enorme fortuna commerciale e il troppo produrre l’aveva appannato. Oggi il disciplinare si è fatto più stretto e i vignaioli più assennati. Se ne fanno comunque sempre 37 milioni di bottiglie nel complesso, ma quelle “classiche” sono assai meno. Avrete anche la riserva che chiede almeno due anni di affinamento. Il vino è complesso e di classe con un bouquet ampio e molto floreale che ricorda anche la ginestra. In bocca è asciutto e caldo con un’ottima persistenza. Avvertire piacevole mandorla amara. Grandissimo con pesci e crostacei, tiene anche i frutti e le salse bianche. Le aziende: Garofoli (Loreto), Umani Ronchi (Osimo), Vallerosa Bonci (Cupramontana) e Fratelli Bucci (Ostra Vetere).

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