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I Viaggi Di Repubblica

Calici in alto - Il Lambrusco torna spumeggiante ... Sapienza antica quella nascosta nelle bottiglie spumeggianti di Lambrusco. Sapienza purtroppo accantonata per troppi anni fino a far diventare quel vino rubuni brillante, profumato di rosa e di lampone, acidulo al punto da strappare al palato residui di sontuosi bolliti, di arrosti carichi, di sapidi salumi, una sinecura enologica. Confinato ad un mercato quasi locale e snobbato dai più. Colpa di due sciagurate tendenze: la prima di far iperprodurre le vigne di Salamino (dalla forma degli acini) e di Gasparossa (dal colore dei raspi), la seconda di piantare in pianura, di irrigare e concimare. E infine la tentazione commerciale. Peccati capitali se si intende fare del vino di qualità. Ma c’è stata inversione di tendenza nei produttori (ora si trovano dei Lambrusco di qualità) e nei promotori: manifestazioni come “Lambrusco Mio” hanno piano piano riacceso attenzioneattorno a questo apumante naturale che è il progenitore di tutti i vini frizzanti e delle bollicine. Tant’è che al Palio dei Vini Frizzanti, che si celebra a Reggio, una cantina lambruschista (la Cavicchioli) si è portata via il primo premio. Il Lambrusco ha territorio d’elezione a Modena e Reggio Emilia, ma è soprattutto in collina che si esprime al meglio e vivaddio oggi i produttori lì hanno concentrato gli impianti. A torto lo si ritiene vino invernale, in verità l’alta acidità gli consente di rinfrescare anche in estate (a temperatura più bassa di servizio) il palato e di essere compagno insuperabile dei salumi. Provatelo.

Le migliori maziende: Cavicchioli, Corte Manzini, Francesco Bellei ...

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