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I Viaggi Di Repubblica

Accademia del vino ... I viaggi del gusto, dalla scuola di enologia ai classici della cucina... “Sono esemplari di vini classici, non si parla
di microssigenazione, di macerazione malolattica
in barrique, di batonnage, seguono una vinificazione
il più naturale possibile”, Jean-Claude
Berrouet, uno dei più grandi enologi del mondo,
fa scuola di Merlot. In francese, poi tradotto in inglese,
poi in italiano attraverso quattro diverse bottiglie
dell’annata 2004 che ti guida in territori diversi,
dalle ghiaie di un De Sales, all’argilla, dura
pesante, imponente del Trotanoy. Un viaggio tra
Pomerol e St. Emilion che, senza spostarsi da Roma,
ti fa immaginare terre, paesaggi, clima di quegli
8mila ettari di Francia che hanno prodotto vini
che hanno dominato le tavole di tutto il mondo.
E’ solo uno dei viaggi del gusto che si possono
fare alla Wine Academy di Roma, un ristorante,
wine-bar e che è anche una scuola di enologia
di livello internazionale; ma che è soprattutto crocevia
degli Epicurei del mondo, come ha scritto il
New York Times, che quando vengono a Roma
fanno una puntatina in questa oasi di ristoro con
affaccio e terrazze sulla scalinata di Piazza di Spagna.
In un week-end, durante il Wine Festival di
Roma, chi ha potuto ha fatto una full immersione
di degustazioni dai Bordeaux più prestigiosi,
agli Alsaziani, ai Californiani. Costola distaccata
del vicino Hasserl Hotel, a Trinità dei Monti, sede
di un rinomato ristorante, fa vita a sé, più riservata,
più raccolta. Al timone Jan D’Agata, medico
americano convertito all’enogastronomia e
Massimo Chiamparino, manager dei satelliti, grande
gourmet. Per gli appuntamenti di lavoro o di
piacere le piccole sale interne, o il dehor. Dove gustare
i classici della cucina italiana rivisitati in chiave
moderna dallo chef Enzo Di Tuoro, con ingredienti
locali ma anche quelli più esotici e difficili
da trovare. Dalle puntarelle e dalla mentuccia dei
giardini alle porte di Roma, a un agnello di Pauillac
o a un ottimo taglio di Chianina. Ovviamente,
abbinati a grandi vini d’Italia e del mondo.

La parola all’enologo ... Jean-Claude Berrouet... “Diversi e grandi
Merlot”...

Nel 2004 Château Magdelaine,
spesso sottovalutato perché
non ha un nome altisonante,
esprime bene la sua caratteristica
e spiega perché è molto
amato dai veri conoscitori: un
esemplare di Merlot sempre
equilibrato senza raggiungere
le concentrazioni spaventose
del più blasonato Trotanoy;
quest’ultimo Merlot si chiama
così, dalla fusione di ‘trop ennoyé’,
troppo faticoso, troppo
duro da lavorare: si riferisce al
terreno, molto argilloso, che fa
del Trotanoy un vino massiccio
fin dalla giovane età; De
Sales, invece, è il miglior esempio
di un Merlot di terreni
sabbiosi come pochi a Pomerol,
leggero, non ciccione, è profumato
e leggero, più chiaro,
di pronta beva. La Fleur-Petrus,
invece, ha radici che scendono
fino a dieci metri nella
ghiaia, ha sempre un grande
spessore, salinità e mineralità
intensa.

Autore: Paola Jadeluca

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