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I Viaggi Di Repubblica

La villa di Monna Lisa ... Si trova sulle colline della valle del fiume Greve, nel territorio del Chianti dove, secondo la leggenda, Leonardo da Vinci ammirava la Gioconda che si affacciava da una delle finestre per poterla ritrarre… Sulle colline della valle del fiume Greve, in pieno territorio del Chianti, Villa Vignamaggio si distingue da tutte le altre, oltre che per la bellezza e la stupenda posizione, per l’alone di leggenda che l’avvolge. Si narra infatti che Leonardo da Vinci amasse soffermarsi tra gli alberi del suo giardino ad ammirare la fanciulla che si affacciava da una delle finestre per poi ritrarla in uno dei dipinti più famosi nel mondo, la Gioconda. In effetti, anche se ancora oggi viene fatta qualche altra ipotesi, sembra ormai assodato che il volto raffigurato da Leonardo appartenga a Monna Lisa Gherardini, figlia di Anton Maria e moglie di Francesco Giocondo, tesi sostenuta dal Vasari e recentemente confermata dallo studioso tedesco Armin Schlecter che ha rinvenuto un appunto a tal riguardo su di un testo della biblioteca di Heidelberg. In realtà nel 1503, all’epoca del ritratto, i Gherardini non erano più proprietari del luogo, lo avevano già ceduto più di cinquant’anni prima della nascita di Monna Lisa , ma il fascino della sua presenza aleggia nell’aria ed ha spinto l’attuale proprietario, l’avvocato Gianni Nunziante, a dedicarle una suite della villa.
Però, anche se virtualmente, la Gioconda in questi luoghi c’è stata perché il paesaggio dipinto alle sue spalle è verosimilmente la valle del Greve che si vede dalle finestre di Vignamaggio e che Leonardo conosceva bene, come testimonia il suo disegno esposto a Firenze nella Galleria degli Uffizi intitolato a Santa Maria della Neve di Montagliari. Ai Gherardini d’altronde è legato indissolubilmente il nome di Vignamaggio. Qui si stabilì un ramo della famiglia dopo che nel 1302 le truppe fiorentine avevano distrutto il loro Castello di Montagliari da dove, schieratisi con i Guelfi Bianchi, organizzavano rappresaglie per ostacolare gli approvvigionamenti destinati al governo nemico di Firenze.
Negli anni successivi dal loro “palagetto”, situato in ottima posizione nel lato opposto della valle, continuarono le azioni bellicose e nello stesso tempo si dedicarono ai lavori di ampliamento della villa che terminarono all’inizio del XV secolo. In quel periodo probabilmente fu realizzata la Cappella di Sant’Antonio Abate nella parte estrema del lato ovest e contemporaneamente venne sviluppata la produzione del vino. Solo pochi anni dopo però l’ultimo dei Gherardini, Acerrito del Pelliccia, per pagare i suoi ingenti debiti, fu costretto a vendere la tenuta alla famiglia dei Gherardi, mercanti fiorentini. A tal proposito c’è una curiosa testimonianza pervenuta in quell’epoca agli Uffici del Catasto da parte di Berardo Gherardi che dichiarava di aver acquisito insieme alla proprietà il compito di ospitare in casa sua, in Val di Greve o a Firenze l’anziano Acerrito, e qualora lui non avesse apprezzato la sistemazione, l’obbligo di fornirgli una casa di suo gradimento!
Nel corso del XV secolo i Gherardi si occuparono di un massiccio rinnovamento della villa secondo uno stile classico, dandole una struttura che è fondamentalmente quella pervenuta ai giorni nostri con il raggruppamento di tre edifici principali. In quel periodo fecero costruire anche l’Oratorio di Santa Maria della Neve ritratto da Leonardo, dove nel XVII secolo un loro illustre discendente, Gherardo Vescovo di Prato e Pistoia, era solito recarsi a pregare anche di notte. La famiglia si occupò inoltre dell’incremento della produzione del rinomato vino della zona, da cui deriva il nome di Vignamaggio.
I quattro secoli di dominio dei Gherardi furono anni di rinascita e di splendore per la villa, ma nel 1832 la crisi dell’agricoltura costrinse anche questa famiglia a cedere la tenuta. Si successero vari proprietari finchè, dopo che l’antiquario Ciampolini ebbe fatto probabilmente le ultime trasformazioni dell’immobile, Vignamaggio nel 1926 divenne patrimonio dei Sanminiatelli che la riportarono al massimo fulgore restaurandola e arredandola accuratamente, realizzando inoltre un giardino all’italiana ed un suggestivo viale dei cipressi che conduce al bosco. Soprattutto con Bino Sanminiatelli, scrittore, critico d’arte e giornalista, la villa divenne un vero e proprio centro di cultura, meta di personaggi illustri. Dopo la sua morte nel 1984 Vignamaggio fu lasciata andare in rovina fino al magico incontro di tre anni dopo con Gianni Nunziante.
Il suo attaccamento alla terra tipico dei professionisti del sud ha permesso a Nunziante di entrare subito in sintonia con il luogo, riuscendo ad intuirne il fascino celato dal periodo di abbandono. Conquistato dalla forza di quella che lui stesso ha definito “ una bellezza segnata dal tempo”, ha intrapreso con entusiasmo la romantica sfida di ridarle vita. Con questo spirito è stato ristrutturato il giardino all’italiana seguendo i disegni originali, si è provveduto ai rifacimenti di alcune parti essenziali della villa e le cantine bonificate dalle fondamenta sono state provviste di tutte le attrezzature necessarie per la produzione di un vino di alta qualità. Inoltre, decidendo di adibire una parte delle suntuose stanze all’agriturismo, Nunziante ha dato la possibilità ai visitatori di soggiornare in un posto particolare che con i suoi caratteristici muri rosati si scorge trai vigneti anche a distanza. Data l’invidiabile posizione, dalle suggestive finestre con cornici in pietra arenaria, si può godere una vista che abbraccia tutta la valle nel cui versante opposto spicca il famoso Oratorio di Santa Maria della Neve. Tra i numerosi personaggi illustri conquistati da Vignamaggio c’è il regista inglese Kennet Branagh che nei primi anni ‘90 la scelse come set del suo film “Molto rumore per nulla”.
Info e prenotazioni: & 055-854661

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