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I Viaggi Di Repubblica

Trionfano griglia e tradizione è l’altra faccia del Relais ... “Poggio Rosso”, sulle magiche colline del Chianti: ottima carne chianina senza contaminazioni di maniera... Maledetti pregiudizi. Uno pensa: hotel di lusso, clientela danarosa e in gran parte straniera, zona ultra turistica. Poi fa due più due: posto bellissimo, ma la cucina sarà inevitabilmente manierata e priva di personalità. E in genere purtroppo coglie nel segno, quasi sempre è proprio così. Ma non è questo il caso, ed è una gradita sorpresa, del Poggio Rosso, ristorante del Relais San Felice, felicemente appollaiato sulle colline del Chianti, a pochi chilometri da Siena. Il vecchio borgo ristrutturato, la chiesetta, gli arredi di classe, i muri in pietra e le travi di legno, il grande camino: tutto dà calore e predispone bene all’esperienza. Certo, sarebbe sbagliato aspettarsi voli pindarici o esplosioni di creatività. Il tono generaleè comunque tradizionale e rassicurante. Ma condotti per mano da un servizio giovane e dinamico, potrete aprire le danze con la chianina battuta al coltello con cipolla e capperi, che si fa apprezzare per la buona materia prima e l’ equilibrio complessivo. Ha una marcia in più il petto e coscia di piccione con fichi rosolati al timo, mandorle al forno e vellutata di Sangiovese: carne al giusto rosa e sapori ben amalgamati. I ravioli di castagne con ricotta, zucca e noci giocano a rimpiattino tra la rusticità della sfoglia e la dolcezza del ripieno. Gustoso il risotto con porcini, nepitella e cialda di parmigiano, solo in parte azzoppato dalla cottura non perfetta del riso, come spesso avviene a sud del Po. Trai secondi, di buona scuola le costolette di agnello alla maggiorana, con indivia brasatae porcini. In alternativa il trionfo della griglia, e imbarazzo della scelta tra bistecche, fiorentine e salsicce. Dolce chiusura con un inconsueto cheesecake di caprino di Montaperti. Avvertenza finale: la carta dei vini, ovviamente, privilegia le etichette aziendali, dal supertuscan Vigorello al Chianti nelle sue varie espressioni. Ma ospita, con fair play, i prodotti della concorrenza e non disdegna escursioni in altre regioni. Ragionevole, considerato il contesto, il conto: menu degustazione a partire da 60 euro, un po’ di più alla carta.

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