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SCENARI

Il calo produttivo della vendemmia 2019 non spaventa il vino italiano. Altre le priorità

Tra tensioni sui prezzi, differenze tra territori e mercati da riconquistare. Giù la produzione mondiale, tra Europa, America e Australia
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Il calo produttivo della vendemmia 2019 non spaventa il vino italiano. Altre le priorità

Il calo produttivo non spaventa il vino italiano. Anzi. A preoccupare di più la filiera sono aspetti come le tensioni sui prezzi, l’aumento dei costi di produzione e di gestione, la necessità di tornare a dare slancio ai mercati e recuperare le quote perse nel 2018. La vendemmia tricolore 2019, pur meno “copiosa” del 2018 (-16% di produzione, a 46 milioni di ettolitri), si mette in luce per una qualità “che va dal buono all’eccezionale”, e lascia soddisfatti Unione Italiana Vini (Uiv), Assoenologi e Ismea, per la prima volta uniti nello stilare le previsioni vendemmiali diffuse stamane al Ministero delle Politiche Agricole, dove si consumava la partenza del Ministro Gian Marco Centinaio e l’arrivo del nuovo titolare del dicastero, Teresa Bellanova.
E se il calo c’è stato, è stato rimarcato un po’ da tutti, dal presidente Uiv Ernesto Abbona, al presidente Assoenologi Riccardo Cotarella, al presidente Ismea Raffaele Borriello, non è poi un fatto così grave, perchè la sfida della filiera è quella di aumentare il valore del vino italiano, ancora molti euro al di sotto del prezzo dei competitor transalpini.
Così, alla domanda di Winenews su come si risolve questo gap di valore, il presidente Abbona ha detto: “in certe aree la situazione è migliorata perché queste aree si sono date delle norme non solo applicate, ma rispettate e, dove ci sono norme, vince il migliore e la competizione è al meglio. Laddove le regole non ci sono o non si fanno rispettare vince il più violento. I nostri vini non hanno un’educazione violenta quindi perdono e se ne vanno”.
Ma il calo produttivo a due cifre non riguarda solo l’Italia, che peraltro rimane il primo Paese produttore al mondo. Anche in Ue, come ha illustrato il segretario generale Ceev (Comité Européen des Entreprises Vins) Ignacio Sanchez Recarte, la vendemmia, causa il meteo non favorevole, è ridotta quest’anno di 26 milioni di ettolitri sul 2018 che fu peraltro veramente eccezionale.
“È come se da Germania, Portogallo, Romania e Ungheria non fosse venuta una singola goccia d’uva” - ha osservato Sanchez Recarte, sottolineando come sia necessario “avere una visione di filiera, altrimenti saremo sottomessi ad una oscillazione dei prezzi troppo importante”.
Guardando nel dettaglio i dati dei principali Paesi produttori in Ue, la vendemmia in Francia, pur di buona qualità, registra un -20% in meno, comunque in linea con la media degli ultimi cinque anni. Un calo in tutte le zone della Francia, Champagne e Bordeaux compresi, che segnano un -26%. Anche in Spagna il calo è significativo (-19%) e generalizzato in tutte le zone vitivinicole, con il Sud in particolare che ha sofferto il maltempo. Nella regione iberica si registra inoltre un aumento del 23% degli stock sullo stesso periodo del 2018, “che sta creando tensioni sui prezzi”, ha osservato Sanchez Recarte, a cui si aggiungono anche i problemi causati dalle quotazioni troppo basse delle uve del Cava (intorno ai 20 centesimi al chilo, ndr).
Allargando lo sguardo al resto del mondo, negli Stati Uniti e Sudafrica la produzione è -2%, in Australia -3%, in Cile -7,4%. L’unica che ride è l’Argentina, con +10% favorito da una riscossa dopo il deludente 2018 e anche dalla svalutazione della moneta argentina che la rende competitiva nell’export.

Ma il calo dei volumi, ha sottolineato il presidente del Gambero Rosso, Paolo Cuccia, “non é necessariamente da leggersi come un problema, considerata la percezione che il mercato mondiale ha del vino. Dai nostri riscontri nei tour in cinque continenti, chi è in grado di avere un prodotto di qualità e di saperlo veicolare è in grado progressivamente di avere carichi interessanti. Guardando al mercato Usa, la sfida è colmare il divario tra la bottiglia francese e quella italiana che è di circa 5 dollari in media. La sfida dunque è alzare i pezzi , e sembra una sfida banale, ma dentro c’è la capacità di scegliere i mercati di riferimento, accompagnare il prodotto, trovare i luoghi dove distribuirlo. E quindi il problema - conclude Cuccia - non è la quantità, ma la qualità e la regolazione della qualità”.
“Ancora una volta abbiamo la medaglia d’oro per la quantità, ma non è questo il dato che fa la differenza, ed a volte addirittura è una differenza non positiva. Per questo noi vogliamo un’altra medaglia, quella della qualità che si deve trasformare in valore aggiunto per tutto il comparto. Non possiamo avere certe differenze sul prezzo del vino, è indegno per chi fa questo lavoro. Dobbiamo spezzare questa catena malvagia”, ha detto il presidente Assoenologi, Riccardo Cotarella, che sulla qualità ha premesso che “dare un solo aggettivo a una vendemmia è approssimativo, abbiamo pensato allora a una forbice che va “dal buono all’eccezionale”, salvo piccole “isole” che non rientrano in questa definizione dove l’impatto climatico ha compromesso quantità e qualità, ma sono veramente aree marginali. In ogni caso, se il tempo resterà per venti giorni bello come è la giornata odierna, allora potremo dire veramente che la vendemmia sarà eccezionale”.
Ma tra le tante problematiche che il vino italiano si trova ad affrontare, c’è anche l’aumento dei costi per i produttori, “a cominciare dal caro/carburante - ha sottolineato il presidente Ismea Raffaele Borriello - solo uno dei tanti esempi di come, in generale, negli ultimi cinque anni sia peggiorata la ragione di scambio tra prezzi praticati e costi sopportati dalle aziende . E poi è vero che aumenta il valore del vino esportato, ma in quantità abbiamo perso l’anno scorso, cedendo quote importanti nei principali mercati di riferimento”.
Se nuvole ci sono, ha osservato il presidente Uiv Ernesto Abbona, il sole però prevale e fa splendere il comparto. Abbona si è detto “assolutamente fiducioso sul futuro, nonostante problemi come le infrastrutture e i costi di produzione, anche perché le aziende vitivinicole hanno sempre investito e per questo sono riuscite a superare gli anni di crisi. Anche sull’andamento climatico la scienza e l’esperienza degli addetti ai lavori hanno consentito di trovare buoni rimedi e abbiamo le modalità per governarlo”. Il rammarico del presidente Abbona è che il vino non trovi la sua giusta valorizzazione e considerazione a tavola, difatti non è ancora abbastanza conosciuto il suo valore nutrizionale, oltre al valore conviviale che comporta la “cultura del vino”.

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