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Il Giornale

Da Guido quel tappo è un diritto. Guide, bottiglie e "doggy bag", come poter spendere meno per il vino ... Sergio Miravalle è un giornalista che illumina le pagine piemontesi della Stampa con una rubrica, Giro di Vite, nella quale non mancano mai gli spunti per riflettere. Mesi fa ha lanciato, con l’associazione Douja d’Or di Asti, l’iniziativa Buta Stupa, dove buta sta per bottiglia e stupa per stappata. Al sodo: in 56 locali del Piemonte (il 57°, la Svolta, se ne sta a Maranello nel Modenese), chi ha ordinato del vino e non ha terminato la bottiglia, invece di lasciarla lì pagandola come se l’avesse scolata tutta, può chiedere che gli sia ritappata per portarsela via. Verrà usato un tappo studiato apposta e il vetro, mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda di come vedete voi la vita, riposto in una sacchetto particolare, gradevole. In pratica è la vinizzazione di un’usanza che gli americani conoscono da sempre, quella del “doggy bag”, la scatola dove riporre quanto si è pagato ma non mangiato, il tutto con la scusa che sono avanzi per il cane. Il costume ha preso così piede che non solo viene celebrato pure nei ristorantissimi, ma nella “doggy bag” finiscono anche le portate intatte, dei menù degustazione.
Un italiano oltreoceano, quando per la prima volta si sente chiedere se desidera i rimasugli per il fidobau, si sente spiazzato e non sa come comportarsi. Lì per lì, teme che gli altri clienti lo prendano per un morto di fame e farfuglia un no grazie. Invece è una forma di civiltà e di rispetto del cliente che ha diritto di consumare tutto quanto pagato. All’iniziativa (per l’elenco completo www.butastupa.com) hanno aderito il Gener Neuv di Asti, 0141.557270, Antinè a Barbaresco, 0173.635294, e la Locanda del Borgo Antico a Barolo, 0173.56355, l’Enoteca di Canale, 0173.95857, Delle Antiche Contrade a Cuneo, 0171.690429, le Clivie a Piobesi d’Alba, 0173.619261, il Pinocchio a Borgomanero, 0322.82273, e il ristorante di Guido da Costigliole all’interno del Relais San Maurizio a Santo Stefano Belbo, 0141.841900.
In quest’ultimo, Andrea Alciati è però andato oltre. In cantina ha ricavato 250 cellette, tipo le cassette di sicurezza in banca, dove altrettanti clienti abituali possono riporre, senza pagare, fino a otto loro bottiglie per consumarle quando meglio credono. A quel punto scatta la seconda pensata: il diritto di tappo, una leggenda, una sorta di mito come l’arca di Noè, la spada nella roccia e l’Inter campione d’Italia, tutte cose che pare siano esistite ma di cui non esistono certezze. Nella speranza di essere smentito da cento, magari mille ristoratori, solo da Guido da Costigliole puoi presentarti, ovviamente senza avere avvisato e chiesto il permesso, con il tuo Barolo, Chianti o Sassicaia per fartelo stappare, magari decantare, e servire. Sul conto verrà segnata una spesa di 10 euro per tappo saltato, Tavernelli astenersi. Tanto per cambiare, negli Stati Uniti questo si chiama «Bring your own bottle», porta la tua bottiglia, in gergo Byob.
Buta Stupa o il diritto di tappo, ma anche il vino a bicchiere, sono tutte maniere escogitate per avvicinare la clientela al buon vino, specie in tempi di crisi economica. E allora ben vengano anche le guide ai buoni vini a buon prezzo. In tal senso, festa grande oggi alla Città del Gusto in viale Fermi a Roma dove dalle ore 15, e fino alle 19, verranno presentati i vini e gli spumanti, 250 in tutto, che hanno ottenuto l’oscar qualità/prezzo nell’Almanacco del Berebene e nella guida agli Spumanti d’Italia, curate dal Gambero Rosso. Biglietto d’ingresso a 20 euro. L’almanacco è importante perché segnala la bellezza di 3706 vini entro un prezzo di 8 euro, dei quali 447 si fregiano dell’oscar. A Bra (Cuneo), lo Slow Food invece ha edito la nuova edizione della Guida al vino quotidiano. Pure in questo caso sono bottiglie a meno di 8 euro, circa 3200, dei quali 546 da oscar. Un’avvertenza: venduti a 8 euro in cantina e ai privati. Queste pagine sono il trionfo di quei giovani produttori che non si sono fatti ancora un nome e quindi non possono sfruttarlo per aumentare i prezzi, di piccole aziende che sono passate da poco dal prodotto sfuso all’imbottigliamento, delle Doc minori, in ombra nelle guide canoniche che, cercando la qualità assoluta, finiscono per concentrarsi sui supertutto, denominazioni, cantine, prezzi e speculazioni. In tal senso viva Luca Maroni, 06.33219811, che cura, editando se stesso, la Guida del Vini italiani e l’Annuario dei Migliori vini italiani dove segnala quelle aziende vitivinicole che offrono un servizio di agriturismo. Non solo. Spicca il cosiddetto QQ. Trattasi dell’indice Quali-Quantitativo: quando è uguale o supera il 9, il vino viene segnalato perché ottimo e abbondante. L’ACQ è invece l’indice di Acquistabilità: è infatti ben più facile fare mille bottiglie da favola che mezzo milione ottime, peccato che molti si vergognino di dirlo per paura di passare per industriali del vino. (arretrato de "Il Giornale" del 30 novembre 2003)

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