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Il Giornale

Intervista ... Zonin: “Il mio Prosecco? Arriva in 65 Paesi e ora anche ai giovani”... “Il vino italiano se la passa bene, certo meglio di tante altre categorie alimentari. Viviamo l’effetto positivo del made in Italy e la qualità media molto cresciuta nell’ultimo ventennio. Inoltre garantiamo un ottimo rapporto qualità-prezzo, possiamo contare un numero di vitigni autoctoni che non ha pari al mondo e soddisfare così tutti i gusti dei consumatori”. Parola di Francesco Zonin, 36 anni, secondogenito del presidente Gianni e vicepresidente con supervisione sull’area commerciale e marketing di un’azienda che da Gambellara in Veneto si è allargata fino a contare su nove tenute in sette regioni italiane e una negli Usa (la Barboursville Vineyards), per un totale di 1820 ettari che ne fanno il più grande “vigneto” italiano.

Zonin, la sua è un’azienda da sempre attenta alla comunicazione...

“La comunicazione è molto importante, ma naturalmente dipende dal budget che si ha. E non è detto che la pubblicità classica sia il canale ideale, ci sono le nuove tecnologie che ci danno una mano nel fare comunicazioni che possono durare tutto l’anno e non essere più solo unidirezionali: come nel caso del mio blog (wineislove.it, ndr) nel quale cerco di non pormi come il produttore che si parla addosso con un linguaggio incomprensibile ai più. Ho dato voce a tantissime persone in azienda, per fare capire il mondo che ci circonda, trovo ciò molto romantico. E un po’ di romanticismo non guasta”.

Le nuove tecnologie portano dritti dritti ai giovani. Che spesso però devono essere iniziati al vino.

“Stiamo lanciando la nuova “Collezione Francesco Zonin”, una linea di vini per chi si deve appassionare al vino. Una linea perfetta per i giovani, ma l’idea generale è un po’ più ampia: soddisfare i bisogni e i gusti dei diversi consumatori, che cambiano molto così come cambia la disponibilità di spesa, con un buon vino a un prezzo molto corretto. E poi far scoprire più vini e più vigneti dalle varie regioni senza intaccare troppo le finanze. Da cosa nasce cosa: si assaggia un Valpolicella, per passare a un Ripasso e poi magari a un Amarone”.

Quali sono le difficoltà per un’azienda come la vostra nella situazione attuale?

“Consolidare quanto abbiamo fatto non è facile. Oggi il problema fondamentale è avere accesso al mercato, quindi il nostro scopo è migliorare la distribuzione. Per questo stiamo sviluppando una serie di società da noi controllate in primis in Usa e Inghilterra, ma anche in Germania, Giappone, Brasile e Cina. Mercati consolidati ma anche in espansione”.

E la qualità?

“Vede, un tempo era la qualità del vino a determinare il successo di un’azienda, ma nel mercato globale di oggi la qualità è data per scontata, e anche un prezzo corretto. Malgrado questo, cerchiamo di aumentare di anno in anno la soglia qualitativa. Ogni volta che un consumatore stappa una nostra bottiglia deve rimanerne favorevolmente colpito. Certo, i nostri tempi sono lunghi, e la qualità richiede tanta volontà. E niente pause o distrazioni”.

Infine, con che cosa brindiamo?

“Da veneto rompo l’anima sul nostro Prosecco che arriva in 65 paesi in tutto il mondo. Ricevere una telefonata dall’amico in Indonesia che sta bevendo un tuo Prosecco è il massimo della soddisfazione”.


Lunga storia.

L’azienda, 190 anni, è il più grande vigneto del Paese.

Neofiti.

Ecco FZ, nuova produzione per chi si avvicina al vino

Mercato.

Controlliamo società in Usa, Inghilterra, Giappone, Cina

Qualità.

Chi stappa un nostro marchio deve restare di stucco.

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