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Il Mattino

Vino, calici in alto con l’uva a basso costo ... Assoenologi: annata di qualità e decremento dei prezzi all’ingrosso... L’offerta supera la domanda: nel 2009 una produzione di circa 65 milioni di quintali per oltre 46 milioni di ettolitri... Per la prima volta dalla rivoluzione vitivinicola italiana l’attenzione di tutti non è puntata sulla qualità dell’uva ma sui prezzi. E le notizie sono abbastanza catastrofiche, soprattutto per regioni come il Veneto, la Puglia e la Sicilia dove il prezzo dell’uva sta scendendo ben al di sotto dei 50 centesimi. Del resto basti pensare al fatto che vini ritenuti costosi come il Barbaresco e lo stesso Brunello vengono dati sfusi sui tre, quattro euro pur di liberare le cantine dallo stoccaggio. Secondo Emilio Pedron, amministratore delegato del Gruppo Italiano Vini, “in genere si sono pagate di più le uve che non il vino finito. Quest’anno sta accadendo l’opposto e questo denota la difficoltà e il pessimismo con cui gli operatori stanno affrontando il difficile momento. Il sacrificio più grosso sarà dei viticoltori, più che dei trasformatori”. Questa situazione contribuirà ulteriormente a cambiare il volto del mondo del vino italiano, nel senso che saranno avvantaggiati coloro i quali hanno investito in cantina oltre che nel vigneto. Le previsioni sulla vendemmia sono state rese da Assoenologi che ha condotto, come di consueto, una indagine a tappeto su tutto il territorio nazionale. Il 2009 sarà, sul piano quantitativo, più o meno sugli stessi livelli dello scorso anno, mentre la qualità si profila buona, soprattutto per le uve a vendemmia tardiva come fiano, greco e aglianico. È quanto emerge dai primi dati ufficiali elaborati, che stimano una produzione complessiva di uva tra i 63 e i 65 milioni di quintali, da cui usciranno circa 46,3 milioni di ettolitri di vini e mosti, in linea con il 2008. Una tendenza, quella del “costante decremento dei prezzi all’ingrosso”, dice il direttore generale di Assoenologi Giuseppe Martelli, che, se “nel primo trimestre del 2009 ha già ridotto il valore delle esportazioni italiane di vino del 9,2% rispetto al 2008”, ha per permesso di mantenere i volumi che, nello stesso periodo, hanno ceduto appena lo 0,3%”. Ma se questa politica tagliaprezzi finora ha permesso di “vendere il prodotto e diminuire sensibilmente le scorte in alcune zone e cantine, alla lunga non potrà non avere conseguenze sulla sostenibilità finanziaria di molte imprese”, con prezzi che “per la stragrande maggioranza delle tipologie saranno abbattuti con punte anche del 15-20% rispetto al 2008”. Un aspetto curioso di questa vendemmia è che l’Italia, più che essere divisa tra Nord e Sud, vive una doppia realtà sulla fascia tirrenica, che ha registrato incrementi compresi tra il 5 ed il 10% rispetto al 2008, ed una parte orientale, ovvero quella adriatica, segnata da decrementi di produzione compresi tra il 5 ed il 10%. Il problema di fondo, dice il professore Eugenio Pomarici del corso di Enologia che l’Università di Portici ha organizzato ad Avellino, è che da molto tempo ormai la produzione supera di gran lunga la domanda e al tempo stesso i territori, soprattutto quelli meridionali, non sono stati capaci di attrezzarsi adeguatamente. Non solo: la crisi colpisce anche l’export. “Negli Stati Uniti - dice Lucio Caputo, presidente dell’Italian Wine & Food Institute - cresce l’import, ma di vino sfuso e l’Italia perde posizioni per il terzo anno consecutivo”.

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