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Il Messaggero

Dalla Vigna del Papa il vino da dessert ... Il Vinitaly è dietro le spalle. Mai come quest’anno la rassegna ha offerto di tutto e di più, dando però ai tanti visitatori (o forse, paradossalmente, proprio per via della grande affluenza) un’immagine di sé non perfettamente a fuoco. All’interno dei padiglioni l’onda d’urto si è fatta sentire, vincolando produttori e addetti ai lavori ad assaggi e relazioni talvolta frettolosi e disordinati. E’ il prezzo da pagare per il successo del vino, forse. Di cose buone, comunque, ce n’erano: meglio però riaffrontarle col senno di poi. A questo punto, via dalla pazza folla: per restituire al vino i tempi contemplativi che merita, ricordandone la funzione simbolica o religiosa, sacra o profana, che rivestiva prima dell’era del business. Niente di meglio, allora, di un buon Vin Santo: anzi, uno dei tanti Vin Santi italiani. Oltreché per addolcire il contesto, anche a conferma dell’interesse sempre maggiore che gli appassionati stanno dimostrando per la storia dei vini da messa. Nonché per l’indiscrezione secondo la quale lo stesso Pontefice sarebbe intenzionato a portare modifiche alla celebrazione della liturgia eucaristica, offrendo il calice anche ai laici. E’ il momento, insomma, per riconfrontarsi con un prodotto solenne della nostra tradizione: che, per venir realizzato, un tempo vedeva l’uva pigiata a Natale e svinata a Pasqua: da lì la denominazione. Tra i Vin Santo toscani non si può non assaggiare La Vigna del Papa ’95 (20-22 euro): così denominato per via di un antico documento secondo il quale, nel Cinquecento, il Papa officiava messa con il vino ottenuto da quel vigneto. Lo ha prodotto Villa La Selva, da grappoli di Trebbiano e Malvasia appassiti sui graticci per un paio di mesi. Il mosto è fermentato e affinato in piccoli caratelli di Slavonia per quattro anni, cui hanno fatto seguito altri dieci mesi di sosta in bottiglia. Di colore ambrato con riflessi aranciati, il vino propone al naso ricordi dolci e tostati di burro, biscotti, cacao, frutta secca, miele e caramello. In bocca continua sulla stessa scia, aggiungendo note di fichi secchi e mandorle. Scontato, quindi, ma gustosissimo l’abbinamento con dolci secchi, tozzetti e altre leccornie similari.

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