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Il Messaggero

Roma capitale della gola: nasce all’Ostiense l’Università per chef e sommelier ... Il Colosseo e il timballo. Le chiese e le fontane barocche, le degustazioni di vini straordinari e i laboratori di sperimentazione golosa. Repertori e valori non assimilabili, d'accordo, ma accomunati da una intensità culturale tutta di segno capitolino. Vero e proprio crocevia di iniziative gourmet, Roma ha conquistato negli ultimi anni un'immagine del tutto inedita di "luogo" gastronomico per eccellenza. Non per caso domani il sindaco Walter Veltroni inaugura la Città del Gusto, invenzione del gruppo del Gambero Rosso per celebrare nel quartiere Ostiense, a due passi dal Gazometro, all'interno di una sofisticata operazione di architetti, tutte le possibilità di immersione, di gioco, di interazione col pianeta gola.

Nasce un nuovo "studium urbis" senza equivalenti nel mondo per "imparare" il vino, la cucina, i prodotti, ma anche per comparare, assaggiare, incontrare (chef e produttori saranno un tessuto vitalissimo di "visiting professor"). In pratica nel grande palazzo-laboratorio del Gambero il pubblico e gli appassionati troveranno un luogo di formazione e di edonismo dalle mille possibilità di fruizione, dai corsi alle degustazioni, dagli incontri coi personaggi del mondo della gastronomia alla semplice sosta al ristorante o al wine bar. Difficile prevedere le conseguenze di un'iniziativa del genere all'ombra dei Sette Colli, ma non c'è dubbio che un simile polo di aggregazione sembra destinato a dare il polso delle nuove tendenze, a creare talenti, a formare un gusto, a stimolare — perché no? — scismi, eresie, polemiche sul filo della gola, a far da volano e coscienza a una diversa cultura della tavola.

In questa settimana, si riverseranno a Torino migliaia di persone per il Salone del Gusto di Slow Food, ovvero per la più grande kermesse nazionale in materia di prodotti e confronti sul cibo. Il segnale è preciso. Esiste un'Italia attenta ai valori della tavola, consapevole dell'eccellenza dei nostri vini, salumi, formaggi, curiosa di nuovi stimoli, pronta a recepire parole d'ordine sul buono. Torino, tuttavia, spente le luci della ribalta, tornerà a sviluppare il suo discorso — a parte le infinite altre manifestazioni di Slow Food — a distanza di un anno, mentre l’“università" romana, proprio per il suo radicamento e continuità, ha la possibilità di costruire il suo progetto nel tempo. Si tratta di una tendenza che non è sfuggita alla politica. Non per caso, il ministro Alemanno si sta impegnando per la valorizzazione e tutela dei nostri prodotti, veri e propri asset economici e di identità. Una sensibilità recepita anche a livello di ministero dei Beni Culturali, dove il sottosegretario Bono, con il suo progetto Città dei Sapori, sta allargando l'orizzonte del turismo d'arte a una prospettiva gastro-culturale, dove un affresco, un ristorante, un extravergine trovano una sorta di casa comune, in par condicio di valori. I segni del tempo, a livello politico, di pubblico, di mentalità trovano insomma oggi in Roma, città gaudente e scanzonata, pensante e vitale, il loro naturale centro di gravità permanente. A Roma sbarca Gualtiero Marchesi, d'accordo, ma lo chef milanese trova oggi una città dove, come ha registrato la Guida dell'Espresso (presentata in questi giorni sempre nella Capitale), è concentrato un livello di ristorazione che non ha paragoni in nessun’altra città. D'accordo la commedia all'italiana e il teatro musicale — per non parlare delle canzoni — hanno veicolato l'immagine sbracata di una Capitale magnona e sbevazzona, ma Roma è qualcosa di più. E' una città che, insieme a tante e persistenti contraddizoni, ha saputo ripensare la sua amatriciana e farla migliore, metabolizzare le nuove culture e aprirsi alle falafel e al sushi, bere i vini "de li Castelli", imparando però a lavorarci sopra per portarli ai vertici nazionali. Il tutto, mantenendo un'indulgenza profonda per l'abbuffata, lasciando lo spazio però alla fantasia di una Città del Gusto, dove la trascendenza dei fagioli con le cotiche trova finalmente la sua pace cultural-golosa.

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