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Il Messaggero

All’Illva il 33% del gigante del vino cinese Affare da 44,5 milioni. Export, Napoli vara la fiera dedicata agli autoctoni. Occhi puntati sulla Toscana per le anteprime ... Era famosa da sempre per il suo amaretto, il Disaronno, e per il Rabarbaro Zucca. Ma la Illva da qualche anno è lanciatissima nel business del vino. E dopo importanti acquisizioni italiane (Duca di Salaparuta, Florio) ora sbarca in Cina, conquistando il 33% della Yantai Changyu Pioneer Wine, gigante del vino cinese, con un investimento di 481 milioni di yuan, pari a circa 44,5 milioni di euro. Dopo una trattativa molto lunga e complessa, durata circa un anno e mezzo, il gruppo lombardo sbaraglia dunque concorrenti come la francese Remy Cointreau ed entra nel capitale della società, quotata nel listino di Shenzen, in un riassetto che vedrà tra i nuovi soci anche i dirigenti dell'azienda basata nella provincia orientale dello Shandong (con il 45%).
«La Cina è il futuro», commenta Augusto Reina, amministratore delegato di Illva ed esponente della famiglia fondatrice. I consumi di vino in Cina sono oggi pari a 0,3 litri all'anno a persona, ma sono in forte aumento, con 800 mila tonnellate attese nel 2010, contro le 340 mila del 2003. L’ingresso nella Changyu dovrebbe nelle intenzioni aprire una porta futuribile anche la made in Italy in bottiglia di Illva.
Intanto, nello sforzo di rilanciarsi sulla via dell’export, il mondo del vino italiano punta con forza sui prodotti da uve squisitamente “nazionali”. E la primavera 2005 vedrà a Napoli (all’Oltremare) il primo appuntamento fieristico totalmente dedicato ai vini da varietà autoctone: “Vitigno Italia”.
Nell’attesa, gli occhi del comparto sono puntati in questi giorni sulla Toscana. Dopo le anteprime di Chianti e Nobile, da oggi tocca a Montalcino alla “vernice” del Brunello edizione 2000, il primo cioè del nuovo milennio.

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