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Il Messaggero

L'auto? Va forte col pieno di Bordeaux. Nei laboratori francesi si studia un eco-carburante a base di vino... Un pieno di Bordeaux o di Saint Emilion doc: la sosta dal benzinaio potrebbe diventare presto un affare da sommelier. Depressi dal costante calo di consumo di vino a tavola, afflitti da un surplus di produzione che ormai intasa le cantine, i francesi stanno seriamente pensando di trasformare i loro migliori rossi e bianchi in volgare ma redditizia benzina. «E' la prova della verità - ha detto qualche tempo fa Xavier Carreau, presidente della Federazione dei grandi vini di Bordeaux - Siamo pronti a portare i nostri stock alla distillazione per tentare di far risalire i prezzi». Nei laboratori, i ricercatori assecondano. «Abbiamo cominciato a studiare la fattibilità di un eco-carburante composto da alcol di vino» conferma Eric Bontemps, direttore di ricerca al prestigioso ICV, l'Istituto cooperativo del Vino. Non si è tirato indietro il senatore socialista Roland Courteau, potente difensore dell'industria del vino, che ha di recente convinto il ministro dell'agricoltura francese Dominique Busserau a creare una «commissione di studio» sulla «diversificazione dell'industria del vino». «Usare il surplus di vino come biocarburante mi sembra un'ottima idea» ha dichiarato Courteau, precisando che svariati paesi vicini e concorrenti stanno già portando avanti ricerche in questa direzione.
La distillazione del vino consente, in effetti, di estrarre etanolo che, addizionato alla benzina, può essere utilizzato come carburante. Per i veicoli normalmente in circolazione dagli anni Settanta la percentuale di etanolo non può superare il 10 per cento, ma per i nuovi veicoli policarburanti, la parte di etanolo potrebbe raggiungere anche l'85 per cento. In un futuro non molto lontano, una qualsiasi utilitaria potrebbe dunque «andare a Bordeaux» o «carburare a champagne».
La notizia non fa certo sorridere i patriottici intenditori francesi, che già gridano allo scandalo: versare un rosso doc in un serbatoio invece di mescerlo in un calice di cristallo, mai il vino francese era caduto così in basso. I numeri della crisi d'altra parte lasciano poco spazio all'orgoglio ferito: due milioni e mezzo di ettolitri di vino francese - quasi sempre doc - sono rimasti invenduti quest'anno. Soltanto nella zona più prestigiosa, quella delle vigne di Bordeaux, se non si procedesse con la distruzione ci sarebbero un milione di ettolitri di vino di gran qualità da vendere sottoprezzo: una catastrofe per l'economia e per l'immagine. «Con questo surplus potremmo essere in grado di produrre 40 milioni di litri di alcol potenzialmente utilizzabile in biocarburanti» ha dichiarato Eric Bontemps, aggiungendo che « perfezionando le tecniche di distillazione si potrebbe arrivare anche a quantità molto più importanti di alcol, procurando ai produttori di vino una nuova fonte di guadagno» (arretrato del 20 novembre 2005).


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