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Il Messaggero

Cantine aperte - Dal wine bar alla cantina. E' il salto di qualità edonistica che gli appassionati finiscono per compiere prima o poi per "dare un luogo" alle etichette del cuore. Un trend intercettato con intelligenza negli anni '90 dal movimento Cantine Aperte , fondato su uno slogan tanto giusto quanto efficace: "vedi cosa bevi". In pratica, si è trattato di dare vita a una forma intelligente di ospitalità del vino, che ha portato ad aprire per un week-end le porte delle cantine per conoscere da vicino le storie di vini che sono parte di una storia che unisce edonismo e territorio. Insomma un successo rapido e crescente, che si celebra anche per questa edizione che si conclude oggi. I numeri fanno riflettere: circa quattro milioni di visitatori per le mille cantine aperte in tutta Italia, con più di 5.000 etichette a disposizione. «Stiamo davvero lavorando bene» spiega Chiara Lungarotti, neo-nominata presidente dell'Associazione, con alle spalle un'azienda che ha fatto la storia del vino moderno italiano, oltre che costruire attivamente una cultura del vino, con l'allestimento a Torgiano, in Umbria, del più bel museo italiano del vino.
Domenica da degustare
«Vogliamo far capire prosegue Chiara Lungarotti che i nostri vini appartengono alla storia del loro territorio, in un continuum culturale, che serve a divulgare un Paese tanto ricco di bellezze artistiche e naturali, quanto di grandi giacimenti enogastronomici. E tutto questo senza sottovalutare gli aspetti economici, visto che sono circa 2,5 milioni di euro i consumi turistici legati al vino». La risposta degli appassionati c'è, ed è importante. Al punto che Cantine Aperte prolunga la propria formula anche a tre altri eventi lungo l'anno: Calici di Stelle (per brindare nella notte di San Lorenzo), Benvenuta Vendemmia , Novello in Cantina. Grande mobilitazione delle diverse regioni, quindi, anche quest'anno. Le iniziative variano da lezioni di cucina sperimentale (il gelato istantaneo all'azoto liquido in Veneto), alle degustazioni culturali nei chiostri più belli della Campania, dalle mostre d'arte, alle esposizioni di oggetti legati alla cultura contadina. Il tutto nello spirito di dare occhi al cuore. Per conoscere un vino come si fa, ma soprattutto per conoscerne i luoghi nella loro straordinaria varietà di cultura e di tradizioni.
Parla umbro il turismo del vino
Potrebbe risultare decisamente scontato che l'Umbria voglia in particolar modo far bella figura, in questa edizione di Cantine Aperte , non foss'altro che per un motivo di grande importanza. Il nuovo presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino, infatti, arriva da qui: e trattasi nientepopodimeno che di Chiara Lungarotti, un nome una garanzia. La giovane esponente della dinastia Lungarotti che ha reso il vino umbro famosissimo ovunque (non dimentichiamoci che a Torgiano esiste anche un Museo del vino e dell'olio, senza eguali altrove) è stata di recente eletta a capofila dell'organizzazione, e già per questo week-end ha allestito nella sua cantina un programmino niente male, fatto di mongolfiere e di vedute aeree mozzafiato. Insieme ovviamente ai suoi prodotti, fra cui il Vigna Monticchio e il San Giorgio, che destano costantemente l'ammirazione di tutti.
Cantine Aperte , però, è l'occasione per assaggiare con attenzione anche i tanti Sagrantino di Montefalco che ormai hanno reso la cittadina più famosa per il nettare di Bacco che per gli affreschi del Perugino, per citare una delle molte bellezze artistiche che meriterebbero comunque il viaggio. E se Caprai, Antonelli o Colpetrone rimangono i produttori che fra Sagrantino e Rosso di Montefalco costituiscono tappe irrinunciabili (attenzione, però, che da queste parti è nato forse il bianco più importante della moderna enologia italiana, quel Cervaro del Castello della Sala che i marchesi Antinori hanno creato a due passi da Terni e da Orvieto), non va dimenticato che ben quarantadue saranno le aziende, aderenti al Movimento, che spalancheranno i propri cancelli. Dalle cantine sociali di qualità, come quella dei Colli Amerini , al Castello delle Regine, azienda giovanissima che ha saputo subito tirar fuori le unghie, spinta da quel grande enologo che risponde al nome di Franco Bernabei. E il brindisi finale? Non v'è dubbio: con uno degli spumanti migliori del Tricolore, il Brut della Palazzola.

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