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Il Mondo

Enzo Rossi è salito alla ribalta delle cronache perché, per un mese, ha provato a vivere con lo stipendio di un suo operaio. Al termine dell’esperienza ha deciso di aumentare le retribuzioni di 200 euro netti. Una storia da libro Cuore? Può darsi. Ma in epoca di cinismo trionfante è meglio di niente. I meno avveduti avranno così conosciuto anche un prodotto marchigiano tra i più squisiti: la pasta all’uovo Campofilone, maccheroncini in testa. Proprio Rossi è il titolare dell’azienda nata nel 1912 nella omonima località picena, che conserva gli stessi metodi di allora, ma con attenzione crescente alla qualità. Non si può parlare di pasta marchigiana, però, trascurando la Latini di Osimo Scalo che pastifica in purezza da antiche varietà di grano duro dalle eccezionali caratteristiche organolettiche.
Il prodotto trainante per l’agroalimentare marchigiano è il vino. Tradizionale è l’identificazione della produzione regionale con il Verdicchio, il celebre bianco dei Castelli di Jesi o di Matelica. Ma da qualche tempo le Marche propongono anche ottimi vini rossi: il Piceno, il Conero, la Lacrima di Morro d’Alba, degno di attenzione per il profumatissimo bouquet. Dire Verdicchio dei Castelli di Jesi è dire Fazi Battaglia. Merito della qualità del prodotto, ma anche della classica bottiglia a forma di anfora. Nel territorio rimarchevoli sono i vini di Bucci (in grado di resistere al tempo), Garofoli, Umani Ronchi. A Matelica maggiore (e forse migliore) vinificatore sono le Cantine Belisario, di cui è eccellente anche il rapporto qualità/prezzo. Dal recupero di vitigni autoctoni scaturiscono poi autentiche gemme, come lo Stella Flora di Castelli o l’Offida Pecorino Ciprea di Capecchi o i Pecorino e Passerina biologici dell’azienda agricola Giù Giù dei fratelli Massimiliano e Walter Bartolomei di Offida. Tra i produttori di rosso a nostro avviso torreggiano Moroder, Lucchetti, Dezi e ancora Garofoli. I Moroder, originari della Valgardena, posseggono l’azienda agricola dal 700. Ma è dagli anni ’80 che Alessandro e Serenella Moroder hanno deciso di introdurre metodi innovativi puntando alla fascia più alta di qualità e di mercato con successo,
come dimostra il loro Rosso Conero. Eccellenti, e in continua
crescita, sono i vini di Mario Lucchetti, viticoltore da sempre
consigliato dall’enologo Alberto Mazzoni, in particolare il
Lacrima di Morro d’Alba selezione Guardingo. Pluripremiati
quest’anno sono i rossi Solo e Regina del bosco della Dezi e il
Servigliano. Due distillerie tradizionali, Meletti e Varnelli,
spediscono dalle Marche in tutto il mondo i classici derivati
dell’anice. Anche nell’olio la regione, da sempre caposaldo del
la produzione industriale, ha fatto passi da gigante. Esemplari i casi dell’azienda Agape Venturi di Sassoferrato (che ha vinto il primo premio al concorso Ercole Olivario di Unioncamere) e le quattro versioni, di cui tre monovarietali, di Oleo de
la Marchia dell’azienda agraria dei Carmine di Ancona. In regione non mancano produttori di raffinatezze come Moreno
Cedroni (la sua Officina di Senigallia è sinonimo di rarità ittiche), le Eredi Ripani (con mostarde piccanti fatte con le mele rosa dei monti Sibillini, presdio Slovv Food), Duilio Camilli, che produce confetture a Campofilone. Già, proprio la patria
dei maccheroncini.

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