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Il Mondo

Eccellenze del gusto, il giacimento è d’oro ... Numerose le iniziative delle associazioni per far conoscere le tipicità emiliane... ...Anche il vino dell’Emilia-Romagna ha virato decisamente verso la qualità, nonostante i luoghi comuni che ancora lo circondano. Ai quali però ha risposto un’autorità come il britannico Hugh Johnson. “Dimenticate i pregiudizi e provatelo!”, ha suggerito riferendosi al Lambrusco l’autore di guide vinicole più vendute al mondo. E senz’altro l’invito di Johnson vale per il Lambrusco delle Cantine Ceci di Torrile. Per esempio per l’Otello nero di Lambrusco che si è aggiudicato la medaglia d’argento ali’International wine and spirit competition e ha appena conquistato i cinque bicchieri (l’apice, mai capitato per un Lambrusco) di Duemilavini, la guida dell’Associazione italiana sommelier. Oltre al Lambrusco (con Ceci, ma anche Cavicchioli, Belici, Ermete Medici, Rinaldino Rinaldini) altri vini interessanti sono l’Albana, i Colli bolognesi, i Colli piacentini, il Gutturnio, il Pagadebit di Romagna, il Pignoletto, il Sangiovese. Albana particolarmente convincente è quello della Fattoria Zerbina. La cantina che può rappresentare i produttori di Pignoletto dei colli bolognesi è l’azienda agricola Gaggioli Letizia così come la Cantina di Argelato può esserlo per i produttori di Pignoletto Reno. La Castelluccio è pioniere del Sangiovese di Romagna di qualità. E, per lo stesso vino, una sottolineatura merita il Maestri di vigna della Fattoria Paradiso di Bertinoro. Molto interessante è il Viognier delle Terre Rosse.
Tra i prodotti simbolo dell’agroalimentare emiliani compare senz’altro l’aceto balsamico tradizionale. Magnifico è quello del Consorzio di Modena, nella tipica bottiglietta disegnata da Giugiaro. A Carpi merita il prodotto dell’Abcd, guidata da Mariela Cartellone, la cui famiglia emigrò circa cent’anni fa in Argentina e dopo tanto tempo è tornata a investire in Italia. A Brisighella l’olio della cooperativa agricola, fondata nel ’62 e dal ’71 arricchita da un frantoio, in un’area vocata fin dal secondo secolo e dominata dalla varietà Nostrana di Brisigbella, ha ottenuto una meritata Dop nel ’96 e da allora ha ulteriormente affinato la sua qualità.

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