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Il Mondo

Si stappa il Novello per il rilancio ... I ristoranti stellati lo snobbano, molti intenditori lo detestano, alcuni operatori ne parlano con fastidio: eppure, stagione dopo stagione, il vino Novello, ovvero quel rosso beverino, fresco di vendemmia, che spunterà sugli scaffali della grande distribuzione da giovedì 6 novembre, arriva, allegro e senza pretese, sulle tavole di tanti consumatori. Complici il prezzo abbordabile, mediamente al di sotto dei 5 euro, la gradazione contenuta e le sue caratteristiche di semplicità. Cavit, la grande cantina trentina, leader nella produzione del Novello, lo ha battezzato il vino dalle 4 effe: fresco, fragrante, fruttato e fiorito. “E il vino che apre la stagione e profuma di vendemmia. Quello della famiglia, delle osterie, delle tavole conviviali, che la gente compra quando comincia a vedere le castagne e va considerato per quello che è, quasi una bibita d’uva”, dice al Mondo Giacinto Giacomini, dg della Cavit, produttrice di due etichette, una destinata alla grande distribuzione (Fiori d’inverno, il Novello più venduto in Italia) e l’altra al canale horeca (alberghi, ristorazione, catering).

Secondo l’osservatorio della rivista Civiltà del bere, che segue l’andamento di questo vino fin dalla sua comparsa sul mercato, venti anni fa, sono 11,15 milioni le bottiglie prodotte per il 2008, da 246 cantine, per un fatturato stimato di oltre 52,5 milioni. Si tratta di un forte decremento in valore rispetto ai 70 milioni del 2007 (ma solo del 4% in numero di bottiglie), risultato della guerra dei prezzi soprattutto nella grande distribuzione, così come risulta diminuito il numero dei produttori, che, in tanti, lo scorso anno, hanno accusato rimanenze. “Non c’è dubbio che il Novello non corre più come all’inizio”, dice Emilio Pedron, ad del Giv, il maggiore gruppo vitivinicolo italiano, che lavora su questo fronte con quattro delle sue aziende (la venera Lamberti, la lombarda Nino Negri, la pugliese Castello Monaci e la siciliana Rapitalà) per una produzione totale di mezzo milione di bottiglie. “Non si può dire, però, che sia passato di moda: il richiamo del prezzo, la facilità di beva, l’etichetta accattivante ne fanno infatti un prodotto sempre interessante per lo scaffale”. Non solo. C’è oggi chi scommette su un rilancio di questo vino, diventato un piacevole rito di stagione per tanti appassionati, soprattutto giovani.

Giovanni Mantovani, dg di Veronafiere, ente che ha raccolto dalla Fiera di Vicenza il testimone del Novello, ha già in tasca il suo piano d’attacco. “La carta da giocare sono le tante tipologie regionali di Novello, ciascuna con il suo bouquet particolare, dal Veneto alla Sicilia, che sono lo specchio della ricchezza del vigneto italiano”, sostiene Mantovani, che considera un vero tesoro da sfruttare gli oltre 60 vitigni utilizzati per la produzione del Novello, lungo tutto lo stivale. Tra questi spiccano i gettonatissimi Merlot (di gran lunga il più usato), Sangiovese, Cabernet, Montepulciano, Barbera. Ma anche vitigni ancora più legati al territorio come Teroldego, Corvina, Rondinella, Ciliegiolo o Marzemino, per fare solo qualche esempio. “La grande varietà del Novello permette di promuovere questo prodotto verso il canale della ristorazione e delle enoteche, ma anche oltre, sfruttando le tante iniziative del Vinitaly world tour”, promette Mantovani. Vale a dire quelle attività promozionali che da anni portano a spasso il vino italiano su tutte le più importanti piazze internazionali. In novembre, in particolare, e cioè proprio in coincidenza con la commercializzazione del Novello, Vinitaly tocca i mercati orientali della Cina e del Giappone, i quali potrebbero trovare grande interesse per i Novelli made in Italy, visto l’entusiasmo già dimostrato nei confronti del francese Beaujolais nouveau. Si vedrà se le aziende italiane crederanno davvero a queste nuove prospettive e vorranno raccogliere la sfida, cominciando anche a produrre il Novello in un quantitativo superiore a quello che viene prenotato, di anno in anno, dai canali distributivi nazionali, come usano fare. Nel frattempo, la palma della regione più produttiva tocca al Veneto, seguito dal Trentino Alto Adige che quest’anno ha scavalcato la Toscana, scesa al terzo posto. Contando anche Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, queste cinque regioni coprono il 72% della produzione totale. Quanto alle aziende, sul tavolo del Novello sono impegnate cantine dai grandi numeri, e anche firme note del mercato, come Banfi, Sella & Mosca, Sartori, Castello d’Albola, Cà Bollani, Lungarotti, Duca di Salaparuta, La Vis, Antinori.

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