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Il Mondo

Cibovino ... Il Negroamaro si fa in 350 (soci)... Cupertinum, cantina cooperati va pugliese di Copertino... Chissà quanti supervini francesi si sono fatti belli negli anni Sessanta grazie al vino che arrivava dalla Cupertinum, cantina cooperativa pugliese, di Copertino, nel cuore della penisola salentina, che in quegli anni spediva la gran parte della sua produzione oltre frontiera. Tempi passati, per fortuna. Oggi le uve dei 350 soci della più antica cantina sociale della regione, tra le prime nate in Italia, finiscono nelle bottiglie di Negroamaro e Primitivo che già riscuotono grande successo tra i consumatori di molti mercati esteri, specialmente del Nord Europa e che, a questo punto, vogliono conquistare anche le tavole degli italiani. Le premesse ci sono tutte. La Cupertinum, guidata da un uomo di grande esperienza come Mario Petito (suo padre è stato tra i fondatori della coop costituita nel 1935), è un’azienda a ciclo completo che produce vini di qualità. Il Negroamaro, cavallo di razza del vigneto pugliese, la fa da padrone nei circa 400 ettari di proprietà dei soci e costituisce la base di rossi intensi, dagli ampi profumi, che accompagnano egregiamente piatti saporiti. Provare per credere l’ultima annata del Copertino, l’ottima riserva 2004, e anche il rosso Piede torto in cui il Negroamaro è accompagnato dagli internazionali Merlot e Syrah. Ancora il Negroamaro, questa volta assieme alla Malvasia nera, costituisce l’uvaggio dello Spinello dei Falconi, il morbido rosato delle tavole estive. Mentre il Primitivo, altro vitigno classico
pugliese, completa la batteria dei rossi della cantina, che da quest’anno è affidata alla cura dell’enologo Giuseppe Pizzolante Leuzzi, appassionato interprete dei vini del territorio, con un occhio attento alla valorizzazione dei tratti aromatici, ai profumi, alla freschezza e alla bevibilità, anche in linea con i gusti dei giovani. Rientra in questa categoria l’unico bianco della cantina, il Cigliano: da uve Chardonnay e Malvasia bianca leccese, è stato definito più di 20 anni fa “solare e sapido” da Luigi Veronelli, l’indimenticabile maestro della critica enogastronomica seria (www.cupertinum.it).

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