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Il Mondo

Un pastabollino per l’italian-gust ... Unioncamere Parla il presidente Duccio Dardanello… Un attestato di ospitalità in grado di qualificare i veri ristoranti tricolore style nel mondo. Con parecchi effetti a catena anche per il turismo e l’intera filiera di settore… Chiamatelo come volete: Bollino pummarola, Targa cacio & pepe, Maccheroni award, Pizza premio. Fatto sta che è un attestato ad hoc per il made in Italy doc, pensato per rosolare tanti taroccamenti nel buon mangiare all’estero e per dare sapore ai luoghi comuni più triti e ritriti. L’idea del marchio Ospitalità italiana nel mondo arriva da Unioncamere e dal suo numero uno, il presidente Ferruccio Dardanello. “L’obiettivo”, spiega, “è quello di rimettere a valore il mondo della ristorazione italiana. A tavola si vendono anche le vere emozioni del nostro Paese, si fanno affari, si incentiva il turismo, si promuove la moda, come l’automotive. Nel mondo ci sono almeno 100 mila ristoranti che si qualificano come italiani, ma quelli veri sono molti di meno. Magari sull’insegna c’è scritto Bella Napoli e dentro un cuoco turco prepara il kebab”. Ospitalità italiana, iniziativa nata con la “benedizione” dei cinque ministeri competenti (Politiche agricole, Turismo, Sviluppo economico, Esteri e Beni culturali), punta quindi a rilanciare l’immagine complessiva del gusto ltalian-style anche “attraverso il nostro sistema nei Paesi stranieri”, aggiunge Dardanello, “fatto da 75 Camere di commercio. Con queste mini ambasciate possiamo offrire alla clientela mondiale la certezza che chi entra in un determinato locale è vicino a quanto di magico e prezioso noi italiani sappiamo fare”. Sono proprio le Camere di commercio all’estero che verificano i requisiti per poter caratterizzare il proprio menu con il marchio dell’Ospitalità (per un anno, salvo poi ricontrollare la corrispondenza agli standard fissati). “Abbiamo definito una sorta di decalogo”, continua il presidente di Unioncamere. “Nei ristoranti che chiedono l’adesione ci deve essere almeno una persona che parli italiano, un menu tradotto nella nostra lingua, almeno il 50% di ricette che fanno parte della storia e della cultura tricolori, una cantina con almeno il 30% di vini e oli doc o docg, e così via”. L’iniziativa è in cottura dall’estate e, a oggi, ha registrato l’adesione (che per ora è gratuita) di oltre 1.100 ristoranti in 55 Paesi nel mondo. “Vorremmo arrivare a una massa critica di 4-5 mila locali”, dice, “e per questo stiamo studiando delle operazioni di marketing. Le stiamo vagliando, ma non c’è ancora nulla di deciso. E chiaro che dovremo adottare una valutazione complessiva, anche alla luce delle risorse che abbiamo. Ma, ripeto, il marketing è basilare. Dire e non far sapere è come non fare”. Secondo Dardanello, il marchio Ospitalità italiana può diventare “uno straordinario veicolo di distribuzione commerciale” e si presta a legarsi con altre “iniziative nate nel tempo, tutte con forti motivazioni di tutela”. Supportato anche dalle principali associazioni dell’agricoltura (Cia, Confagricoltura, Coldiretti) e da Federalimentari, il Bollino pummarola o simili è sinergico anche ad accordi privati di settore che vanno nella stessa direzione. “Credo che il made in Italy debba fare un’operazione del tipo: uno per tutti e tutti per uno. Non abbiamo alcun pregiudizio. Se riusciremo a mettere insieme tutte le potenzialità, forse saremo in grado di dare slancio alla nostra credibilità internazionale”. Un progetto che a Dardanello non va affatto stretto.

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