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Il Mondo

Per convincere i cinesi è meglio un club del vino ... Da alcuni anni le importazioni di vino italiano in Cina continuano a crescere, raggiungendo i 286 milioni di litri nel 2010, con un aumento rispetto all’anno precedente quasi dell’80%. Eppure la quota di mercato non va oltre il 5-6%, con i francesi dominatori e australiani e cileni outsider Con grandi spazi di crescita. “Noi vendiamo lo stesso volume di bottiglie che in Serbia o Romania. Ma quelli sono mercati neanche minimamente paragonabili con la Cina”, osserva Saro Capozzoli. Da oltre un ventennio attivo in Cina, Capozzoli ha fondato nel 1998 la iesa lnvestment and Management Company, una società di investimento e gestione con base a Shanghai, che in questi anni ha supportato più di 600 imprese straniere, aiutandole a entrare sul mercato cinese. E ora con questa struttura, che si avvale di un team di 50 professionisti, ha creato la Jesa Bacco Fine Wine Ud, veicolo studiato per consorziare i produttori italiani, così da aggirare le difficoltà d’ingresso in Cina. “Cli stranieri si muovono sempre insieme, noi invece siamo in ordine sparso”, continua Capozzoli, “e ad approfittarne sono i tanti piccoli importatori locali, che magari pagano una bottiglia italiana 5 euro, rivendendola poi a 70 o 100. Perché in Cina il vino è sinonimo di lusso”. Da qui l’idea di costituire a Shanghai un’impresa importatrice forte con un’immagine legata all’Italia, e un capitale compreso tra i Se i 10 milioni di dollari, per acquistare il vino direttamente dai produttori consorziati e rivenderlo in Cina, attraverso la grande distribuzione organizzata e il canale internet. Tre le gamme che la Jesa Bacco Fine Wine intende lanciare sul mercato locale: una linea di rossi di medio alto livello, identificati da un marchio comune (come il il brand Venezia per le bottiglie della valle del Piave); una linea di prosecco che cercherà di sviluppare una cultura dell’aperitivo; e infine le glorie d’eccellenza come Amarone, Barolo e Brunello di Montalcino. Per il momento 15 produttori tra Veneto, Piemonte e Toscana hanno aderito al consorzio: e tra questi anche Gianluca Bisol, titolare dell’omonima casa che da 21 generazioni produce il prosecco di Valdobbiadene. “È il passo successivo”, conclude Capozzoli, “sarà la creazione di un future sul vino”. Perché in Cina il vino non è solo un bene di lusso, ma anche un prodotto di investimento”.

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