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Il Mondo

Brunello riMontalcino ... Dopo Bertarelli (Alinghi), Camilleri (Philip Morris) e Parsons (ex Time Warner) partono altre trattative. A prezzi crescenti Anche se avesse voluto, Ernesto Bertarelli, l’industriale farmaceutico della Coppa America con Alinghi, non avrebbe potuto partecipare con i dovuti canoni alla presentazione del Brunello 2007 a fine febbraio a Montalcino. La tenuta che ha appena rilevato, Poggio di Sotto, una decina di ettari e una etichetta affermata in tutti i mercati, ha, infatti, la cantina delle vecchie annate praticamente vuota. Chi ha ceduto i vigneti e le strutture vicine all’Abbazia di Sant’Antimo per 16 milioni (il vigneron Piero Palmucci: due anni fa ne voleva 18 e non trovava compratori) aveva già provveduto a monetizzare la cantina. Così tutti attendono Bertarelli e lo zio Claudio Tipa, delegato alla nuova attività, alla prossima edizione dell’iniziativa che attira nel centro storico di Montalcino centinaia di giornalisti specializzati e operatori da tutti i continenti per assaggiare il vino vendemmiato cinque anni prima e invecchiato secondo lo scrupoloso disciplinare tenuto stretto dai 250 produttori che si dividono 3.500 ettari di viti preziose (su 24 mila del territorio comunale), anche 1 milione a ettaro. E il patron di Alinghi con il suo investimento ha dato il segnale della svolta per Montalcino a quattro anni da quello che tutti nella zona chiamano “falso scandalo” o “bolla mediatica”, quello del Brunello prima (e del cambio del disciplinare del Rosso di Montalcino poi) non al 100% di Sangiovese. Qualcuno, per avvicinare il gusto ai Merlot francesi e ai Cabernet Sauvignon della Napa Valley che vanno tanto di moda in America, aveva pensato di correggere (minimamente, si capisce) la chiarezza e la tradizione del Brunello, ma la rivolta dei critici e degli stessi produttori ha riportato tutto al vitigno in purezza. “Per il disciplinare del Rosso si è votato a larghissima maggioranza e il caso è chiuso per sempre”, chiarisce Guido Orzalesi, della tenuta Altesino, tra le più celebrate dalla stampa internazionale per il cru Montosoli, controllata da un ramo della famiglia Angelini (quello principale ha un’altra proprietà, la Tenimenti Angelini). “Il Brunello va al di là delle mode e questa è la nostra forza”.

Solo al 100%

Casomai si tratterà di prendere qualche misura nel disciplinare le tecniche colturali per adeguarle ai cambiamenti climatici, il vero problema che spinge i viticoltori a continui aggiustamenti rispetto alle regole di sempre: per esempio, chi ha diradato il fogliame per cogliere più sole nell’ultima stagione, prima piovosa poi secca, ha bruciato i grappoli. “Non trovo nulla di scandaloso a concedere la possibilità di irrigare in caso di siccità”, confessa Fabrizio Bindocci, vicepresidente del Consorzio e generai manager della Tenuta il Poggione, più di 500 ettari, 6 milioni di ricavi, 70 dipendenti, 15 stranieri, foresterie, allevamenti di maiali di cinta senese e mucche limousine allo stato libero, 7 milioni appena investiti per un impianto di vinificazione modernissimo sotto quello storico tra le mura di Sant’Angelo in Colle, che comprende anche il frangitoio per l’olio di oliva. C’è chi ha sperimentato una tecnica in grado di spingere le radici delle viti in basso a caccia, in caso di necessità, dell’acqua nel sottosuolo. Per cambiare il disciplinare (molti non sono d’accordo) ci vorranno anni e allora è meglio prendere le precauzioni, ricorrendo a idee e discussioni che fanno andare indietro nei tempi, visto che il vento del mercato adesso fa correre il Brunello:
da 5,7 a 9,3 milioni di bottiglie certificate negli ultimi cinque anni a prezzi sempre più remunerativi. Un segnale evidente è nella quotazione del vino sfuso, raddoppiato negli ultimi mesi a 800 euro all’ettolitro (con record di oltre mille), destinato a chi vuole imbottigliare (rigorosamente in Montalcino) pur non avendo le vigne. Proprio la capacità di non lasciare spazio a commercianti, industriali e trader ha consentito, caso raro nel mondo della terra, di mantenere il valore aggiunto del vino sui territorio.
Tutto questo giustifica un diffuso ottimismo, confermato dal buon andamento dell’export del vino italiano negli Stati Uniti e in Asia, come conferma Emilia Nardi, 135 mila bottiglie della vendemmia 2007, presidente anche dell’omonima industria di macchine agricole. “Il nostro è un modello che funziona e ben conosciuto dagli importatori e dai ristoratori con una ricchezza di etichette senza confronti”, conferma la vicepresidente del Consorzio Donatella Cinelli Colombini (uno dei nomi storici con Biondi Santi), che segue la tenuta Casato Prime Donne.

Di padre in figlio

Molti sono piccoli e piccolissimi produttori e tutti con una storia. Fabio Tassi, proprietario dell’Enoteca La Fortezza di Montalcino e che guarda a una ristorazione di qualità con l’amico stellato Michelin Roberto Minetti, promuove quelle che considera le migliori etichette, come la Casanova di Neri, baciata dal vertice della classifica mondiale di Wine spectator nel 2006 per l’annata 2001, ma ora può contare su un paio di ettari suoi di Brunello che vuole far crescere di vendemmia in vendemmia con i nomi di Tassi e di selezione Franci. Bernardo Losappio è un affermato avvocato a Montalcino ma dedica con la moglie e la sorella Benedetta molto tempo anche alla sua Villa Le Prata, altri quattro ettari, ovviamente con agriturismo annesso come vuole la sinergia tra business del vino (fatturato aggregato di 163 milioni l’anno scorso contro i 144 del 2010) e quello dell’ospitalità, che porta a Montalcinn un giro di affari di 27 milioni l’anno: tabelle in alto). E Losappio si vede spesso a cena con il collega di Monaco di Baviera Robert Helmut Baumann, arrivato qui negli anni ‘80 ai tempi di Cernobyl in cerca di una seconda casa lontana dalle radiazioni, pagata pochissimo, ma che oggi vale un tesoretto per le vigne che cura con l’etichetta La Pieve e con l’aria di chi ritiene che “i soldi non sono tutto” ed è contento e sereno della qualità della vita in Toscana alternata alla vita professionale in Germania.
La tradizione e i legami hanno, in effetti, un certo peso. Il nonno e il padre di Bindocci lavoravano nella stessa tenuta il Poggione così come fa da poco il figlio e farà probabilmente la figlia, che si sta laureando in marketing. Qui la storia (con la immutata rivalità della città senese nei confronti della vicinissima Montepulciano, che aveva tradito 500 anni fa per i fiorentini), le relazioni locali e internazionali (c’è un particolare legame con gli importa- tori e i ristoratori) e il business convivono tra gelosie e qualche polemica ma anche con molto spirito di squadra. Caso unico in Italia: il 100% dei produttori aderisce al consorzio. I piccoli sanno che i grandi e i famosi sono decisivi. A cominciare da Villa Banfi, che ha segnato il primo salto di qualità con il boom negli anni ‘80. L’investimento impegnativo è a lunghissimo ritorno di Massimo Ferragamo nella collina di Castiglion del Bosco, dove oltre al vino (per la parte commerciale è stato appena strappato Marco Paier alla Barone Ricasoli del Chianti) c’è un resort di lusso e un campo di gnlf a 18 buche, è un regalo per tutta Montalcino spa. Così come pesano le tenute dei grandi industriali (oltre agli Angelini, gli Illy con la Mastrojanni, gli altoatesini Loacker con la Corte Pavone) e delle famiglie importanti: i Marone Cinzann, Sandro Chia, padre della Transavanguardia, al comando con Marella Agnelli di Castello Romirorio. E poi i manager stranieri. Richard Parsons, già ceo del colosso Time Warner e oggi consigliere di Barack Obama, ha comprato il Palazzone. Pochi mesi fa, Louis Camilleri, amministratore delegato di Altria, la holding di Philip Morris, ha rilevato Il Giardinello, una villa con terreno, e sta cercando vigneti già in produzione per farsi il suo Brunello. Un’occasione ci sarebbe (ma i pretendenti sono tanti), un gioiello che le voci di contrada danno per possibile preda insieme a poche altre nelle mani dei mediatori locali: la tenuta Cerbaiona, solo 25 mila metri quadrati, lanciata con successo (bottiglie da 200 euro) da Diego Molinari, un ex comandante Alitalia. Che potrebbe capitalizzare, visto il momento molto favorevole, la sua cassaforte del Brunello. Una tentazione per molti.

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