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Il Mondo

Questa filiera non si può delocalizzare, via al giro del mondo in bottiglia ... “L’Italia è il Paese in cui si dichiara di volere fare sistema senza mai passare dalle parole ai fatti: l’accordo strategico siglato con Veronafiere per il triennio 2012- 2014 rappresenta un impegno concreto a supporto della internazionalizzazione delle cantine italiane, in particolare sui nuovi mercati”: Lucio Mastroberardino, presidente dell’Unione Italiana Vini, la più antica organizzazione di rappresentanza del settore vitivinicolo, con oltre un secolo di storia, spiega così la recente iniziativa benedetta dal ministro delle Politiche agricole Mario Catania. “Dobbiamo abituarci a lavorare insieme, anche se questo può richiedere più sforzo per trovare la convergenza tra gli interessi molteplici di un mondo variegato come il nostro alle prese con mercati completamente cambiati”, aggiunge l’imprenditore campano alla testa dell’organismo associativo di cui sono vicepresidenti Domenico Zonin ed Emilio Pedron. L’accordo triennale prevede il primo anno interventi di consulenza e comunicazione dell’Uiv a supporto dell’ormai consolidato Vinitaly world tour, braccio operativo del Vinitaly sulle piazze internazionali. D’altra parte proprio l’export sta salvando i bilanci di un settore che continua a vivere un momento complesso. “L’Italia non ha la percezione del senso economico e del valore del vino: questo viene considerato un tesoro in Francia, mentre nel nostro Paese è percepito solo come un momento di emozione o di colore”, scandisce Mastroberardino. “In realtà dietro la bottiglia c’è una filiera non delocalizzabile che rappresenta i milione di occupati e 4 miliardi di export che non sono un fatto episodico ma strutturale”. Ciò dovrebbe suggerire un maggiore accompagnamento delle aziende anche con investimenti che “puntino alla creazione di reti di vendita di proprietà”. Non solo. Vigneto significa anche presidio delle zone rurali del Paese, salvaguardia di quelle più a rischio, tutela dell’ambiente, se alla guida delle cantine ci sono operatori responsabili. Da qui l’avvio del progetto Tergeo con cui I’Uiv offre supporto alle imprese che intendono muoversi sulla strada della sostenibilità. In pratica, partendo da indagini su possibili criticità presenti lungo la catena della produzione vitivinicola, l’iniziativa mette a fuoco piani di azione funzionali al recupero di efficienza nel rispetto di tre variabili essenziali: i costi, il consumatore e l’ambiente circostante, coinvolgendo tutti gli attori della filiera.

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