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Il Mondo

Consoliamoci con il Prosecco ... Ma chi produce il Docg Conegliano Valdobbiadene mette in guardia: quantità controllate per garantire qualità e prezzo … Produzione: più di 68 milioni di bottiglie. Giro d’affari: 420 milioni. Il primo consuntivo 2011 i dell’area storica di produzione del Prosecco Conegliano Valdobbiadene fotografa l’ennesima performance positiva per il segmento del Prosecco superiore Docg. Queste bollicine venete, che compongono una delle maggiori denominazioni italiane, hanno registrato dal 2003 a oggi un incremento medio annuo costante del loro volume del 9,5% (grafico qui sotto), accompagnato, nello stesso periodo, da una crescita complessiva in valore del 60%. Significativo l’exploit all’estero: assorbe il 40% della produzione con raddoppio delle vendite (+98%) negli ultimi nove anni. Numeri che segnano bel tempo tra le colline ai piedi delle Prealpi Trevigiane, al punto da rendere un po’ sfacciate le case spumantistiche della zona: tra Conegliano e Valdobbiadene c’è oggi chi azzarda perfino un paragone tra Prosecco e Champagne, sostenendo che la crescita costante, senza forti oscillazioni, che sta segnando il loro vino è simile a quella conseguita dalle più titolate bollicine d’oltralpe. Confronto osé. Ma resta, ed è importante, il “fenomeno Prosecco”, che coinvolge anche la vastissima produzione Doc, oggi di 200 milioni di bottiglie proiettata verso il tetto di 350 milioni nel 2013 (box in alto). “Fenomeno? Qui si tratta di una realtà produttiva con 150 anni di storia, 5.646 ettari di vigneti, 3 mila aziende agricole, 450 cantine di vinificazione, 166 case spumantistiche e quattro cantine cooperative: è questa la forza del nostro territorio che continua a investire al di là di ogni moda e che crea occupazione, anche in tempo di crisi”: Giancarlo Vettorello, direttore del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco superiore Docg (organismo di tutela presieduto da Innocente Nardi), disegna così la culla storica di produzione delle più gettonate bollicine made in Italy. I vigneti di Glera (vitigno del Prosecco) che si spalmano tra Conegliano e Valdobbiadene costituiscono la punta di diamante del Prosecco. Quella che da luglio 2009 ha ottenuto il riconoscimento della Docg, Denominazione di origine controllata e anche garantita. “La G di garantito rappresenta la certezza per il consumatore della provenienza del Prosecco da quel territorio dal suolo originale e microclima distintivo che garantisce caratteristiche organolettiche uniche”, assicura Etile Carpenè, presidente della Carpenè Malvolti di Conegliano, la prima maison produttrice di Prosecco, fondata nel 1868 da Antonio Carpenè. Con circa 4 milioni di bottiglie, in prevalenza Docg, Carpenè Malvolti costituisce uno dei due pilastri della denominazione, insieme a Valdo, leader indiscusso di mercato con circa 8,5 milioni di bottiglie (il 65% Docg). “Il Prosecco è un vino che ha incontrato il piacere dei consumatori e rappresenta uno dei principali driver di sviluppo che potrebbe però bloccarsi, se non facciamo attenzione”, sottolinea Pierluigi Bolla, presidente di Valdo, lanciando un allarme: “Il Prosecco tira e con l’introduzione della Docg e della Doc, e il conseguente obbligo di produrre in zona, abbiamo assistito all’assalto della diligenza, con commercianti che hanno trovato aziende disponibili a fare il vino con etichette di fantasia”, scandisce Bolla. Morale: oggi il Prosecco si trova nel portafoglio di aziende dai grandi nomi del Veneto, della Toscana, del Piemonte, delle Marche e non solo. “In pratica, tra le etichette in commercio, si possono notare tanti nomi di fantasia che non rappresentano aziende attive in questo territorio”, precisa ancora Bolla, “e ciò sta determinando un progressivo deterioramento dell’immagine del prodotto, specie nell’ambito della Doc”.
Insomma, non solo successo ma anche primi distinguo sulle prospettive nel mondo del Prosecco. Sono diversi anche i costi di produzione. “Le uve per la Docg provengono dai vigneti sulle colline che si lavorano a mano e richiedono 600 ore per ettaro, contro le 150 necessarie per le vigne iscritte alla Doc che sono in pianura e si possono lavorare con il trattore, magari dotato di aria condizionata”, dice Enrico Martellozzo, proprietario della Bellussi di Valdobbiadene. Uno dei marchi della denominazione come Bortolomiol, Ruggeri, Col Vetoraz, Collalto, Adami, Astoria, Masottina, Mio- netto per portare alcuni esempi delle cantine più attive.
Succede così che il prezzo di un Prosecco Docg è più elevato del 10-15% rispetto a quello di un Prosecco Doc che oscilla tra i 2 e i 7-8 euro. Ciò può rappresentare un problema perché “il consumatore non distingue tra le due denominazioni, soprattutto da quest’anno con l’estensione alla Doc del sigillo di Stato di controllo”, sostiene Carpenè, comunque ottimista sul futuro di un prodotto “che si è posizionato tra i primi sparkling a livello internazionale, che meglio interpreta il made in Italy e che sicuramente sarà in grado di far distinguere il valore della Docg”. Positivo anche Giancarlo Moretti Polegato che opera sia nell’area Doc che Docg ed è proprietario di due cantine: La Gioiosa, tra i maggiori marchi della grande distribuzione, e Villa Sandi che opera attraverso il canale Horeca. “La Doc potrà cannibalizzare la Docg? Avevamo questo timore, ma ci siamo accorti che in questi anni sono cresciuti entrambi i prodotti, anche se all’estero sta avendo più presa il Prosecco Doc”, dice al Mondo Moretti Polegato. “Vedremo ora cosa succederà dopo il terzo anno consecutivo di incremento medio del 10% delle uve e delle bottiglie: penso comunque che i prezzi abbiano toccato il loro massimo”. Ottimista Gianluca Bisol, titolare dell’omonima griffe del Prosecco (1,6 milioni di bottiglie, per lo più Docg) che viaggia solo attraverso il canale Horeca. “Le enormi prospettive della Doc, che grazie alla regolamentazione ha acquisito credibilità agli occhi dei consumatori, vanno viste come opportunità per portare ancora più in alto l’area di eccellenza della Docg, come avviene anche nella Champagne dove l’entry level consente di vendere al meglio le etichette più importanti”, è la visione di Bisol, che figura anche tra le 140 famiglie che si dividono i 106 ettari del vigneto più piccolo e più prezioso del mondo: quello sulla collina di Cartizze, top del top del Prosecco, dove un ettaro vale oggi 2,5 milioni. Aziende radicate nel territorio e nuovi investitori: come Santa Margherita che produce Prosecco da 60 anni (con il diritto di spumantizzare fuori zona) e ha investito nel cuore della denominazione con 12 ettari di vigneto dell’Agricola Corsi, a Refrontolo, con l’obiettivo di creare sul posto una cantina di vinificazione.

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