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TRADIZIONE IN DECLINO

Il Novello sulle tavole: 2 milioni di bottiglie per il primo vino della vendemmia 2019

Nato in Francia, nel Beaujolais, e diventato rapidamente un must in Italia, vive una lunga crisi: lontane le 17 milioni di bottiglie di 10 anni fa
NOVELLO, VINO NOVELLO, Italia
l Novello torna sulle tavole degli italiani

Diventato ormai più un rituale di nicchia che un prodotto di massa, il Novello, ossia il primo vino della vendemmia 2019, torna sulle tavole degli italiani, con 2 milioni di bottiglie, in commercio come sempre dall’ultimo giorno di ottobre, tre settimane prima del concorrente Beaujolais nouveau francese che, come ricorda la Coldiretti, si potrà invece assaggiare solo a partire dal terzo giovedì del mese, quindi il 21 novembre. Leggero e con bouquet aromatico il “vino da bere giovane” deve le sue caratteristiche al metodo di vinificazione utilizzato, messo a punto dal ricercatore francese Flanzy, ed è fondato sulla fermentazione carbonica di grappoli integri di uve che vengono poi spremute a distanza di una decina di giorni, per un vino delicato, che di solito si attesta sugli 11 gradi, ma che può raggiungere anche i 12.

La produzione del Novello in Italia, ricorda la Coldiretti, è iniziata verso la metà degli anni Settanta, dopo che in Francia, considerata la madre dei vini novelli, i vignaioli del Beaoujolais, per superare una stasi di mercato, misero in commercio il Beaoujolais Nouveau, per rivalorizzare il loro vino prodotto con uve Gamay, meno pregiate della Borgogna meridionale. Il vino novello made in Italy, basato invece su uve Dop e Igp, ha quindi registrato una rapida espansione, toccando il picco di 17 milioni di bottiglie dieci anni fa, per poi scendere progressivamente sino ai 2 milioni attuali. All’origine del calo di produzione ci sono una serie di fattori, a partire dalla limitata conservabilità, che ne consiglia il consumo nell’arco dei prossimi 6 mesi, fino alla tecnica di produzione, la macerazione carbonica, che è più costosa del 20 % rispetto a quelle tradizionali. Ma soprattutto, ricorda la Coldiretti, gli stessi vitigni che negli anni passati rappresentavano la base del Novello vengono oggi spesso utilizzati per produrre vini ugualmente giovani, ideali per gli aperitivi, ma che non presentano problemi di durata.

La tradizione vuole che l’apertura del vino novello si festeggi a San Martino, l’11 novembre, giorno in cui da sempre i contadini chiudono e fanno il bilancio di un anno di lavoro, ed è naturale ed inevitabile il suo consumo in abbinamento con i prodotti autunnali, come le caldarroste che quest’anno, conclude la Coldiretti, fanno registrare un raccolto in calo del 30% sul 2018, a causa dell’andamento climatico avverso e dell’attacco degli insetti alieni, per una produzione nazionale inferiore ai 25 milioni di chilogrammi.

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