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Il Resto Del Carlino

Vino, Emilia e Marche guadagnano posizioni ... Il momento magico continua, ma è vietato dormire sugli allori perché i segnali di allarme non mancano. Il settore vitivinicolo si ritrova al Lingotto per la seconda edizione del Salone del vino (la scommessa finora vincente del patron Alfredo Cazzola), si guarda allo specchio e scopre che non è oro tutto quello che luccica.Siamo sempre i primi esportatori al mondo e il nostro fatturato cresce (7 miliardi euro), però i problemi non mancano.
I prezzi dei terreni sono inavvicinabili, chi investe scarica sulle bottiglie dei margini intollerabili per i consumatori, i consumi calano (siamo sui 50 litri pro capite, dimezzati in 25 anni), la concorrenza internazionale si fa sempre più agguerrita. E i mercati nostri tradizionali acquirenti (Usa, Germania) risentono pesantemente della recessione e della stasi dei consumi. “Va ripensato il sistema vino – dice Augusto Bocchini, presidente di Confagricoltura – sul fronte della promozione, della riconoscibilità delle denominazioni d'origine, della ristrutturazione dei vigneti nel segno della qualità”. Sul fronte della promozione il sottosegretario Delfino ha annunciato la nascita dell'Enoteca d'Italia, nuovo strumento di promozione del vino italiano messo in piedi concordemente tra Regioni e Ministero con una dotazione di 20 milioni di euro (2002-03) per “fare sistema”.
Sul palcoscenico del Salone torinese brillano le grandi firme 'di casa' (Barolo, Barbaresco, Barbera, Ruchè…), ma si distinguono anche le regioni emergenti del vino, come Emilia-Romagna e Marche, sempre più in vista sulle Guide. Grande successo di pubblico per l'inedito accostamento fra lambrusco (Grasparossa) e ostriche proposto dalle cantine Cavicchioli di Modena: champagne e frizzantini vari sono avvertiti.
Tra tanti sangiovesi toscani, spiccano quelli di Romagna, pluripremiati come il Tea 2000 della Tre Monti di Imola (5 grappoli sulla guida Ais e 2 bicchieri dal Gambero). Vittorio Navacchia, winemaker della Tre Monti, spiega: “Il sangiovese di Romagna ha risalito una china difficile, ma non basta. Bisogna fare come i piemontesi col Barbera, cui hanno ridato dignità di grande vino. In Romagna vanno individuati i terreni più idonei per fare dei grandi cru”.
In una fase in cui il prezzo delle bottiglie top è andato alle stelle, una regione come le Marche si propone con eccellenti rapporti qualità-prezzo. Michele Bernetti dell'osimana Umani Ronchi (due '5 grappoli' dell'Ais per Pelago e Maximo) vede un grande futuro “sia per i bianchi come il Verdicchio che per i rossi Conero e Piceno. Certo per stare sui mercati bisogna crescere, per questo siamo andati in Abruzzo a Roseto a fare Montepulciano d'Abruzzo, uno dei cru emergenti nei prossimi anni”.

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