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Il Secolo Xix

“Cinque stelle non bastano per il Brunello 2004”. Massima valutazione per l’ultima vendemmia che sarà commercializzata nel 2009 … «Quest’anno le stelle che abbiamo a disposizione non bastano: ce ne vorrebbe una in più». Questa mattina a Montalcino verrà assegnato il rating all’ultima annata del Brunello, il 2004, che verrà commercializzato all’inizio del 2009. Ma fra gli addetti ai lavori, ieri, trapelava già il verdetto degli esperti:”cinque stelle”, la massima valutazione, come negli anni migliori (il ’90, il ’95, il ’97). «E a dire il vero, cinque stelle sono troppo poche - esclama Filippo Fanti, produttore e presidente del Consorzio del Brunello, che rappresenta il 100% dei produttori del famoso rosso toscano - ce ne vorrebbero almeno sei per qualificare il vino dell’ultima vendemmia: una vendemmia fuori dal comune, grazie alle straordinarie condizioni climatiche, caratterizzate da una primavera piovosa e da un’estate soleggiata».

Sarà dunque un vino destinato a un lungo invecchiamento quello che per altri quattro anni completerà la sua maturazione in cantina in attesa di essere immesso sul mercato all’inizio del 2009. Un’ottima annata, che però gli appassionati non potranno acquistare en primeur, perché l’esperienza dei future, che è stata fatta nel ’95 e nel ’97 con piena soddisfazione degli investitori che hanno visto rivalutare di almeno il 50% i loro acquisti, non è più stata ripetuta. Oggi gli appassionati di questo rosso longevo, fatto al 100% con uve Sangiovese, e molto apprezzato sui mercati internazionali (su una produzione di 6 milioni di bottiglie il 64% viene venduto all’estero), possono acquistare l’annata 2000, che cinque anni fa era stata sottovalutata con un rating di “3 stelle” e che, presentata ieri e oggi nel corso della manifestazione “Benvenuto Brunello”, ha dimostrato invece di essere un’annata molto buona, così come la Riserva 1999 che esce ora sul mercato. I prezzi, nonostante ciò, non hanno subito rincari di rilievo. Le griffes si sono mantenute su quotazioni intorno ai 35-40 euro a bottiglia anche se alcune riserve più esclusive, come Biondi Santi e Soldera, possono raggiungere in enoteca i 300 euro a bottiglia. Ma vi sono anche ottimi Brunelli che in cantina, direttamente dal produttore, possono essere acquistati per 18-20 euro.

Attorno al Brunello ( ma anche al Rosso di Montalcino e alla Doc Sant’Antimo) si è creata un’economia importante che vede impegnati 240 produttori per 3000 ettari di vigneto di cui 1900 destinati al vino più importante. Una zona vasta, ma comunque limitata, che ha visto lievitare le quotazioni del terreno, al punto che oggi un ettaro di vigneto destinato a Brunello è quotato 350 mila euro (con punte di 400-500 mila). Per difendere questo patrimonio il Consorzio ha registrato il Brunello di Montalcino come marchio d’impresa in 60 Paesi del mondo. «Già nel 1993 avevamo cominciato a depositare il marchio in otto fra i principali Paesi - spiega il direttore Stefano Campatelli - allora fu una semplice precauzione, ma dopo la revisione del regolamento europeo e la liberalizzazione delle denominazioni tradizionali, abbiamo aggiunto altri 60 Paesi di cui 25 nell’area comunitaria». Depositare il marchio, anche secondo Ezio Rivella, già presidente dell’Unione Italiana Vini, è l’unica via percorribile. «E il suggerimento, che vale tanto per il Brunello quanto per altre denominazioni tipiche, è quello di insistere sul territorio, perché il Brunello deve essere di Montalcino, come il Sagrantino è di Montefalco e lo Sciacchetrà è delle Cinque Terre».

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