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Il Sole 24 Ore

I rossi di Montelera investono su turismo e ospitalità a Firenze … Dal Piemonte alla Toscana. La dimora storica di famiglia diventa un resort dedicato all’accoglienza e alla ristorazione di qualità. Niccolò Rossi di Montelera: “Puntiamo anche sulla produzione di vino”… Dal Piemonte alla Toscana per produrre vino. Fu il conte Napoleone Rossi di Montelera, nel 1935, ad acquistare la tenuta di Torre a Cona, sulle colline a sudest di Firenze, lungo la strada che porta verso Rignano sull’Arno: 200 ettari di giardini, boschi, uliveti e vigneti dominati da una maestosa villa settecentesca, costruita sui resti di un castello medievale (è rimasta in piedi una torre dell’anno Mille) dalla famiglia fiorentina Rinuccini, che voleva competere in prestigio con Palazzo Pitti a Firenze. Napoleone Rossi di Montelera, appartenente alla famiglia torinese proprietaria dell’azienda di liquori Martini & Rossi (poi ceduta nel 1993 alla multinazionale Bacardi), scelse Torre a Cona per la sua attività vinicola. Una produzione di vini rossi che oggi prosegue con l’ultima generazione, rappresentata da Ludovica, Leonardo e Niccolò, che hanno appena aggiunto al progetto un tassello strategico, investendo in vigna, in cantina e, soprattutto, nell’ospitalità e nella ristorazione. Nella dimora storica di Torre a Cona sono state ricavate 25 camere destinate ai turisti, curate e arredate con mobili antichi e accessori contemporanei dalla contessa Maria Augusta Rossi di Montelera, che si aggiungono a quelle nelle vicine case coloniche, per un totale di 80 posti letto. Nella limonaia della tenuta è inoltre nata un’osteria guidata da Maria Probst e Cristian Santandrea, chef noti per aver gestito il ristorante “La tenda rossa” di San Casciano Val di Pesa. La loro scelta di vita è stata quella di abbandonare la cucina ricercata per piatti più semplici e legati al territorio. Da residenza privata Torre a Cona si è così trasformata in una destinazione leisure. “Nel vino abbiamo investito da tempo - spiega Niccolò Rossi di Montelera, nipote di Napoleone - e pensiamo sia un settore interessante perché alimenta il turismo e, unito a ospitalità e ristorazione, può servire ad accrescere il valore patrimoniale di Torre a Cona, che per noi ha anche un grande valore affettivo. Siamo convinti che aziende come questa possano essere sostenibili nel tempo: il bilancio arriverà in pareggio a breve, e nel giro di due-tre anni avrà un risultato positivo; entro il 2025 il fatturato si attesterà fra i tre e i cinque milioni”. Nell’ultimo lustro la famiglia Rossi di Montelera ha investito nella tenuta toscana quasi cinque milioni di euro per ristrutturare la villa, impiantare nuovi vigneti (oggi è in produzione una ventina di ettari), migliorare la cantina; ora sta costruendo una seconda piscina per gli ospiti, realizzando un pool bar e un bar nella lounge, ampliando la cucina del ristorante. L’obiettivo è aumentare qualità e quantità dei vini prodotti, che comprendono due etichette di Chianti Colli Fiorentini Riserva più l’Igt Casamaggio e Il Merlot. Per accrescere la produzione l’ipotesi è quella di prendere in affitto vigneti di terzi. “Oggi produciamo 100mila bottiglie - spiega Niccolò Rossi di Montelera - che per il 30% vanno all’estero, per il 20% sono vendute in azienda e per il resto distribuite alla ristorazione italiana. Tra pochi mesi apriremo un wine club che permetterà al turista che torna in America, in Canada o in Inghilterra di ordinare confezioni speciali dei nostri vini. Le vendite stanno crescendo e vogliamo essere pronti a rispondere al mercato quando torneranno gli americani, le degustazioni fuori porta, le prenotazioni dei tour operator. Dall’andamento turistico post-Covid dipenderà anche il periodo di apertura. Torre a Cona ripartirà alla fine di marzo (ma il ristorante sarà aperto nei weekend già da inizio marzo) con l’idea di prolungare la stagione 2022 a Natale-Capodanno. L’anno scorso la tenuta ha dato lavoro a 35 addetti in alta stagione ma, se andrà in porto l’idea di restare aperti per gran parte dell’anno, potrebbe stabilizzarsi su una ventina di dipendenti fissi più gli stagionali nei mesi di picco. “Di fatto siamo una startup - aggiunge Niccolò Rossi di Montelera - perché questo è un progetto nuovo che ci ha portato a investire nella proprietà di famiglia con la visione di fare di Torre a Cona un brand che identifica un produttore d’eccellenza. Ora stiamo già pensando di espanderci, tra qualche tempo, in altre zone d’Italia in cui il connubio vino-turismo è importante”. Gli occhi, manco a dirlo, sono puntati sul Piemonte, terra d’origine della famiglia e territorio d’eccellenza dei vini rossi.

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