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Il Sole 24 Ore

“Al vino italiano serve un salto di qualità più che di quantità” ... Per Giampiero Bertolini, amministratore delegato di Biondi Santi, una delle cantine icona del Brunello di Montalcino, “dovremmo imparare dai francesi a valorizzare i prodotti di alta gamma”… Il vino italiano farà un decisivo salto di qualità nel momento in cui si smetterà di badare ai volumi e il principale elemento di dibattito saranno brand e valore. In Italia ancora invece si parla molto del “primato produttivo” oppure si esaltano i numeri sulle vendite di spumante che complice il fenomeno Prosecco in termini di volumi hanno surclassato lo Champagne salvo però essere surclassati dalle bollicine francesi in termini di fatturato visto che lo Champagne da solo (e con un terzo delle bottiglie del prosecco) fattura quanto l’intero export di vino made in Italy. Ne è convinto Giampiero Bertolini, amministratore delegato di Biondi Santi, una delle cantine icona non solo del Brunello di Montalcino (il Brunello fu “inventato” nella tenuta II Greppo da Ferruccio Biondi Santi a fine 8oo) ma di tutto il vino italiano. L’etichetta Biondi Santi dal 2016 di proprietà del gruppo francese Epi, la società di investimento che fa capo alla famiglia Descours e che conta partecipazioni non solo nella moda e nel lusso ma anche in alcune delle principali maison dello Champagne. E in Biondi Santi in questi primi cinque anni stanno portando avanti proprio le logiche della valorizzazione del brand. “l francesi - spiega Bertolini - sono molto più bravi di noi nel creare tensione sul mercato, in particolare sull’alto di gamma. Preferiscono tenere il vino in casa ma creare attesa e domanda sul mercato. Un aspetto sul quale noi italiani continuiamo a fare un po’ di fatica”. A cominciare da quelle denominazioni chiave in Italia come Montalcino. “A Montalcino - aggiunge Bertolini 2021 é stato un anno record nel quale sono state vendute 11 milioni di bottiglie. Di queste 7 sono di Brunello e 4 di Rosso di Montalcino. Dovremmo ribaltare questa piramide, ridurre il Brunello aumentando il prezzo del 30% valorizzare di più il Rosso. Noi stiamo facendo un lavoro di questo tipo e prova ne è che secondo i nostri indicatori sull’annata 2016, I’ultima approdata sul mercato, abbiamo registrato una velocità di acquisizione del 94% in cinque mesi. Negli anni precedenti ne occorrevano dodici”. I francesi sono coadiuvati in questo lavorodi valorizzazione dai negocian, ovvero il sistema cappilare di distribuzione del vini (francesi ma da qualche anno anche qualche etichetta italiana) In tutto il mondo e che sono molto efficaci nel creare rarefazione nel offerta rafforzando le quotazioni. “Per fare questo lavoro - aggiunge l’ad di Biondi Santi - la leva centrale è Il brand. Occorre privilegiare,scegliere,alcune etichette trainanti rispetto alla denominazione, mentre In Italia si continua a privilegiare la denominazione e i volumi”. Eppure, non mancano le iniziative di successo. “Credo che Bolgheri e il Chianti Classico con la Gran Selezione - aggiunge Bertolini - stiano facendo un ottimo lavoro. Un segnale importante viene anche da Liv-Ex, la borsa internazionale dei vini di alta gamma, che per la prima volta registra 83 etichette italiane su un totale di 349. Insomma qualcosa si sta muovendo. Noi come Biondi Santi stiamo creando eventi nei quali insieme alla nuova annata, quest’anno va sul mercato la 2017, lanciamo anche un’annata storica dalla nostra cantina privata. Iniziativa che ci consente di sottolineare la longevità del nostro Brunello. E quest’anno andranno sul mercato 400 bottiglie dell’annata 1985 con un prezzo di circa 1.100 euro a bottiglia”.

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