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Il Sole 24 Ore

Vino, nelle etichette l’origine delle uve … Made in Italy più tutelato che indicando soltanto il Paese di trasformazione... Il vino made in Italy è al sicuro: nel nuovo regolamento sull’etichettatura bisognerà indicare il luogo dove le uve sono state raccolte, e non quello dove sono state trasformate. Nessuna legittimazione del falso, dunque, è in arrivo con la proposta di modifica al regolamento sull’etichettatura dei vini che la Commissione europea approverà oggi. Regolamento che contiene alcune norme fortemente volute dai produttori di vini IG - a indicazione geografica - con l’obiettivo di semplificare alcune procedure già a partire dalla produzione vinicola di quest’anno. Per la verità, un vero pericolo per il made in Italy non c’è mai stato. L’eventualità che tanto ha spaventato nei giorni scorsi i produttori italiani, e cioè che uve provenienti da altri Paesi - in particolare dalla Spagna - potessero finire dentro le bottiglie prodotte in Italia e quindi etichettate come italiane, sembra essere solo frutto di un misunderstanding linguistico. La prima stesura del testo della Commissione, in francese, conteneva una disposizione che permette ai produttori di vini varietali - cioè quelli non tutelati da indicazioni geografiche - di indicare in etichetta il Paese di produzione. Peccato che, una volta arrivate la traduzione italiana e quella spagnola, la parola “prodotto” fosse stata sostituita da “trasformato”. Un cambio non di poco conto, perché avrebbe aperto la strada all’utilizzo di mosti provenienti da altri Paesi, lavorati in Italia ed infine etichettati come vini italiani. Tra i vitigni cosiddetti varietali interessati dal provvedimento ci sono lo Chardonnay, il Merlot, il Cabernet, il Sauvignon e lo Shiraz. Gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle sono stati tra i primi ad occuparsi della vicenda: che si trattasse solo di un errore, è stato confermato dal DG Agricoltura della stessa Commissione. “Una buona notizia per tutti i produttori - spiega l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Tiziana Beghin - in questi giorni da chi produce vino italiano Doc sono arrivate molte, preoccupate, segnalazioni. Indagando con la Commissione e le associazioni di categoria abbiamo scoperto che per fortuna si tratta solo di un errore di traduzione. Resta comunque alta la nostra vigilanza contro ogni genere di contraffazione mascherata che possa mettere in pericolo l’eccellenza del nostro Made in”. Per evitare equivoci nell’interpretazione del testo che dovrà essere adottato oggi, alle istituzioni Ue è stato inviato un documento di rettifica, in cui si chiarisce che l’indicazione di origine che accompagna i vini varietali dovrà corrispondere al luogo in cui le uve sono state raccolte, e non solo trasformate, in vino.

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