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Il Sole 24 Ore

Dal Lambrusco ai vini toscani, i consorzi stringono alleanze …Sarà che già in passato si è trovato a fare da apripista, visto che il Lambrusco decenni fa insieme al Frascati è stato tra i primi vini italiani esportati negli Usa preparando così il terreno a tutti gli altri. Adesso, nel pieno dell’emergenza Covid il Lambrusco prova a fare ancora una volta da apripista indicando la strada da seguire: quella dell’aggregazione, del parlare al mercato con una voce sola. Nei giorni scorsi è stata infatti approvata all’unanimità dal “Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena”, dal “Consorzio per la Tutela e la Promozione dei Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa” e dal “Consorzio di Tutela Vini del Reno Doc” la fusione per incorporazione in un unico organismo: il Consorzio di tutela del Lambrusco che rappresenterà otto diverse denominazioni si trovano tra Modena e Reggio Emilia oltre all’Emilia Igt per un totale di 16.600 ettari vitati e 42 milioni di bottiglie Doc che diventano quasi 170 comprendendo anche quelle certificate Igt. “Un vino che ha tante anime e interpretazioni - ha commentato il presidente del Consorzio di tutela del Lambrusco di Modena, Claudio Biondi - ma i tempi erano ormai maturi per la creazione di un organismo unico che facesse da regìa per rappresentare con maggiore coerenza l’immagine dell’Italia nei contesti internazionali”. In questi mesi difficili l’idea di rilanciare con forza il gioco di squadra appare l’unica possibile anche a chi aveva imboccato questa strada da tempo. È il caso della più ambiziosa tra le fusioni nel mondo del vino: A.Vi.To. l’associazione dei vini toscani. Vero e proprio colosso che rappresenta ben 22 consorzi, 250 milioni di bottiglie oltre un miliardo di fatturato. Nata nel 2016 è rimasta una “cellula promozionale dormiente” visto che non si era riusciti a andare oltre alcune vertenze comuni su problematiche produttive. “Il momento è propizio per compiere un salto di qualità - ha detto il presidente di A.Vi.To. Francesco Mazzei -. Nei momenti di difficoltà si sente la necessità di parlare con una voce unica e fare squadra e si è disposti a rinunciare ai campanili che in Toscana, non lo nascondo, sono molto alti e ingombranti. Certo non è facile mettere insieme prodotti con posizionamenti diversi ma non è impossibile. In queste settimane stiamo lavorando con le organizzazioni di categoria, Regione Toscana e il Mipaaf per individuare strumenti di sostegno al settore come una distillazione di crisi dedicata ai vini a denominazione. Per il futuro attendiamo di capire nel 2021 se e a quali manifestazioni promozionali sarà possibile partecipare per mettere in campo iniziative comuni”. Nel mondo del vino in anni recenti sono fiorite diverse iniziative congiunte messe in piedi da brand privati che in questo modo si presentano al mercato internazionale offrendo una vera e propria carta dei vini rappresentativa del panorama italiano. Uno dei primi, e che ha poi stimolato altre esperienze simili, è stato l’Istituto del vino italiano di qualità Grandi Marchi, nato nel 2003 per promuovere congiuntamente sui mercati esteri 19 tra i principali brand del vino made in Italy (da Antinori a Gaja, da Masi a Ca’ del Bosco, da Donnafugata a Tenuta San Guido solo per citarne alcuni) e che negli anni è stato seguito da iniziative come quella del Consorzio Italia del Vino o Italian Signature Wines. “La promozione ormai segue la formula mista - ha spiegato il presidente dell’Istituto Grandi Marchi, Piero Mastroberardino -: siamo partiti dieci giorni fa con una fetta dei buyer e opinion leader in presenza a Milano e l’altra metà a San Francisco ai quali avevamo spedito i vini da degustare. A novembre replicheremo a Roma e in collegamento con New York e Toronto. Una modalità efficace e produttiva che non dismetteremo neanche col ritorno alla normalità”. Secondo Mastroberardino l’esperienza di aggregazione è stata una scelta felice. “Negli anni - spiega - si sono creati esempi di cross fertilization, fertilizzazione reciproca, ovvero oltre all’impatto promozionale di un gruppo congiunto di brand abbiamo messo insieme anche dei gruppi di lavoro sul marketing e condiviso esperienze di comunicazione che hanno arricchito tutti”. E un’iniziativa di aggregazione è nata di recente anche nel mondo della cooperazione (che rappresenta oltre il 50% del vino italiano). Nel 2017 è nata The Wine Net, rete di 7 cantine sociali di diverse regioni dal Veneto al Piemonte dalla Campania alla Sicilia. “In questi primi anni - spiega il presidente di The Wine Net, Daniele Accordini - abbiamo realizzato promozioni comuni e condiviso la rete commerciale. E il successo è a mio avviso misurato dall’ondata di richieste di nuove adesioni che stiamo ricevendo in questi mesi difficili”.

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