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Il Sole 24 Ore

Maratona tra le vigne nella roccaforte del Prosecco … A piedi, in bici, in elicottero. Mentre il governo lo difende in Europa dal croato Presk, la raccolta tra le colline Unesco è iniziata e non teme rivali… Le forbici oleate, i secchi a terra, i grappoli staccati uno a uno. Poco importa quanto irto sia il terreno o impettito il vigneto. Nelle colline tra Valdobbiadene, Conegliano e Vittorio Veneto, le “polentine” che si allungano in cordoni morenici delimitate dal Piave e dalle prime balze delle Prealpi Trevigiane, si è cominciato a vendemmiare. L’annata si annuncia buona e fresca, con i grappoli in ritardo di una decina di giorni. Benevoli sono stati giugno e luglio, poco piovosi: gli acini sono sani, né scottati, né disidratati. L’escursione termica del mese di agosto, nella Docg del Prosecco Superiore che conta 442 cantine vinificatici e 192 case spumantistiche, a 50 km da Venezia, un centinaio dalle Dolomiti, porterà al vino un buon livello di acidità. La raccolta è cominciata nell’area di sudest, intorno a Conegliano, sui versanti maggiormente esposti al sole, e si sposterà i primi di ottobre verso nordovest, raggiungendo Valdobbiadene e la sua piazza con la scacchiera monumentale. Un lavoro interamente manuale, calcolato in 700 ore per ettaro tra viti “maritate” a frassini, salici e aceti campestri, che movimenta il puzzle di colline puntute, le terrazze erbose e i vigneti pettinati diventati Denominazione nel 1969, Docg nel 2009, Paesaggio storico rurale e nel 2019 Patrimonio dell’Umanità. Di origine tettonica, queste colline si sono sollevate nella notte dei tempi assumendo forme oniriche, come di coni gelato rovesciati, creative pur nella ripetitività. Oltre 3.300 famiglie di viticoltori allevano la vigna sostenuta da ciglioni inerbi, terrapieni rivestiti di erba che assicurano la giusta umidità. Un paesaggio unico, che nel 2020 ha prodotto 92 milioni di bottiglie (di Prosecco Superiore) e che ha radici antiche. I catasti napoleonici rivelano che il 70% dei vigneti già esisteva e che una vigna vicino alla Scuola Enologica di Conegliano fondata nel 1876 portava allora il nome “al Prosecco”, il che rende giustizia storico-geografica all’etichetta. Denominazione che i Consorzi, il Governo e la Regione Veneto si apprestano a difendere in sede europea contro la Croazia che ha di recente avanzato la richiesta di riconoscimento della menzione Prosek, il suo tradizionale vino liquoroso. Dall'alto, sorvolando in elicottero, una nuova esperienza lanciata dal pilota Pier Paolo Bebich, la zona appare come una coperta di patchwork, una geometria di alveari frutto di un faticoso patto tra vite e uomo. Zoommando, compaiono gli ulivi e i fichi che producono il longhet de Tarz dalla buccia violacea, le edicolette sacre, i campanili, le abbazie, i mulini da macina e le vasche usate un tempo per la preparazione del verderame. Qui c’era il mare. E ancora si vendemmia tra le Rive, gli spicchi collinari esposti in modo particolare, terreni inclinati dove il vitigno della Glera, rustico e vigoroso, i tralci color nocciola e gli acini giallo dorato, cresce felice. Rive che danno origine a 43 etichette che esprimono le sottozone. Chiedetevi, mentre camminate, pedalate od osservate le colline dall’alto, se vi trovate su una di queste. Immaginando il mare primordiale. Capitare qui in tempo di vendemmia significa mettere nel paniere delle cose da assaggiare il formajo imbriago affinato nelle vinacce, i marroni di Combai, le patate “cornetta” di Vallalta, i fasol de lago prodotti tra Follina, Miane e Cison di Valmarino. Da abbinare al Prosecco Superiore dal bouquet floreale vinificato nella zona di Valdobbiadene o a quello più fruttato di Conegliano. In bicicletta, escludendo le arterie più battute, vi aspetta un patrimonio di strade a bassa percorrenza, in continuo saliscendi. I filari restano ben in vista tra Rolle (borgo tutelato dal Fai) e Premaor dove, con una bici gravel o mtb, si può imboccare lo sterrato più bello, il sentiero di Le Tenade fino a Combai, un fazzoletto che inanella vigne e vecchi casolari. In bici da strada non resta che tentare il Muro di Ca’ del Poggio, l’ardita rampa con una pendenza massima del 19% a San Pietro di Feletto, protagonista di diversi Giri d’Italia e della granfondo del 3 ottobre Prosecco Cycling, gemellato con il Muro di Grammont e il Muro di Bretagna, le brevi, ripidissime salite del Giro delle Fiandre e del Tour de France. Ma il segreto meglio tenuto del terroir delle bollicine è il prezioso Herbarium della Cantina Ruggeri. Dopo aver scoperto che in un fazzoletto di vigna sulla collina del Cartizze si celavano 11.6 erbe spontanee, il vignaiolo Paolo Bi-sol ha raccolto in un volume le immagini, tra gli altri, del ranuncolo strisciante degli Occhi della Madonna (Veronica chamaedrys) e del geranio volgare, piante che crescono nelle vigne ai margini dei viottoli campestri. A piedi si visita la vecchia Filanda ristrutturata della cantina Bartolomiol con la collezione del designer Raimondo Sandri alla ricerca di nuova visione degli spazi del vino. Da Merotto si fa wine-watching tra i vigneti eroici delle Rive di Col San Martino, località dove sorge in collina uno dei monumenti più affascinanti, l’Orato-rio di San Virgilio. In ebike sono i giri proposti da Villa Sandi con tappa certa all’Abbazia di Follina e pic-nic finale nella collina del Cartizze. Andreola ha lanciato un “ciclo-aperitivo eroico”, a base di calice, panino e caffè. Col de Lupo propone degustazione con accompagnamento di formaggi. Una botanica guida il mini trekking della vendemmia che parte dalla guesthouse Duca di Dolle, fuori Rolle. Allungandosi fino alla Docg Molo, è la Giusti Wine a farci scoprire l’Abbazia benedettina di Sant’Eustachio di Nevesa della Battaglia dove, nel 1549, Monsignor Della Casa scrisse II Galateo. Oggi annoterebbe che il Prosecco Superiore si beve al meglio nell’anno successivo la vendemmia, servito tra i 6 e gli 8°, in un calice a tulipano. L’attesa delle sottili bollicine che si formano nel bicchiere è un must, un atto di dovuta gentilezza.

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