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Il Sole 24 Ore

Il lockdown ha rilanciato il mercato dei grandi vini ... Crescita a doppia cifra per le ettichette di prestigio, da investimento o da collezione. I Borgogna ancora i più quotati, in crescita anche Bordeaux. Americani e asiatici i compratori più attivi... Crescite a doppia cifra su scala globale per il segmento fine wine e spirits premium, come oggetto da collezione o come investimento puro. È uno degli effetti della pandemia che ha bloccato viaggi ed eventi glamour, lasciando spazio, tempo e risorse alle passioni. Secondo le proiezioni Lix-Ex, ad esempio, l’indice dei prezzi sui 100 vini pregiati più ricercati sul mercato secondario si è impennato in una crescita costante da giugno 2020 ad oggi. “Il trend di mercato è in crescita, ma lo era anche prima del Covid”, conferma Luisa Bianconi, wine specialist di Aste Bolaffi. La clientela è eterogena, tra collezionisti e broker o intermediari, ristoratori e sommelier. “Ora la spinta viene dai clienti internazionali con maggiore potere d’acquisto - specifica - mentre gli italiani si concentrano su valori leggermente più bassi. In pieno lockdown i privati hanno trainato il mercato, mentre nell’ultima asta abbiamo visto la partecipazione di ristoratori anche italiani”. In realtà non si è mai vista una flessione dei prezzi, nemmeno in lockdown. “Il mercato ha tenuto -aggiunge - e abbiamo allocato quasi tutti i lotti. Oltre ai vini di Borgogna, che hanno il primato per quotazioni e prestigio, sono ambite etichette italiani, in particolare piemontesi. E negli ultimi mesi è ripartito Bordeaux dopo anni di performance meno brillanti”. “Se il Covid impedisce i viaggi, gli appassionati si permettono vini migliori, dunque le aste crescono e attraggono nuovi appassionati”. Secondo Michael Ganne, fondatore della casa ginevrina Baghera/wines con focus sui vini rari, oggi i grandi vini si godono a casa propria. E nel primo semestre 2021 il battitore conferma una crescita oltre il 30%. “I valori crescono e molti nuovi acquirenti - spiega - hanno superato la diffidenza grazie alla dimestichezza con l’online in lockdown”. Chi sono? “Investitori americani oltre la mezz’età con grandi disponibilità che comprano e conservano vino europeo, per collezione o da lasciare agli eredi, mentre i giovani dall’Asia (meno Hong Kong, più Singapore) spendono molto con grande competenza, ma acquistano principalmente per assaggiare specifici vini”. “Chi aveva soldi ora spende forse di più, ma i privati che si concentravano sui gran cru di Borgogna oggi tentennano per le quotazioni ormai inaccessibili - evidenzia Francesco Pagani, wine advisor che gestisce la cantina per clienti di peso – C’è invece un ritorno di fiamma per Bordeaux, più accessibile e recuperabile come investimento. In generale si cercano nuove etichette che possano guadagnare valore nel tempo”. Così imprenditori facoltosi provano a diversificare il portafoglio con qualcosa non numerico legato alla passione (per questo lo scenario è altalenante). “Tra le nuove realtà dedicate in Italia - chiosa - alcune propongono una valorizzazione (teorica) in tempo reale del portafoglio vini, con un approccio simile al prodotto indicizzato. Per chi si gioca una piccola quota di patrimonio risulta divertente”. La pandemia non è l’unico fattore a scuotere il mercato. “Il freno imposto dalla Cina su Hong Kong e i dazi Usa sui vini hanno spostato l’asse -conclude - Se nel 2018 gli assaggi professionali in Borgogna erano appannaggio di asiatici e americani, nel 2020 sono tornati gli europei”.

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