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Il Sole 24 Ore

Vino, corrono biologico e vendite online ... Crescita a due cifre per il bio (-Fio,8%) nel 2020, attese positive sull'export nel 2021… Il 2020 è l’anno del vino biologico. Nei dodici mesi in cui i lockdown e la pandemia hanno fatto segnare un calo del 4,1% del fatturato delle cantine italiane, le bottiglie bio sono state protagoniste di un vero e proprio exploit, con una crescita delle vendite del 10,8% e con un bevitore italiano su quattro che si dichiara ormai bio-fan. I dati arrivano dall’annuale rapporto sul settore vinicolo dell’Area studi di Mediobanca, che quest’anno per la prima volta ha scelto di firmare una pubblicazione congiunta insieme all’ufficio studi Sace e a Ipsos. Certo, la fetta di mercato del vino organico in Italia è ancora una nicchia che vale solo il 2,3% delle vendite, ma gli analisti sono pronti a scommettere che si tratta di un trend a forte potenziale di crescita. Sul podio non salgono però i vini biodinamici, che non fanno presa e risultano in caduta del 21,9%, confinati a un piccolo 0,1% del mercato. Aldilà dei comportamenti sulla scia del Green deal e della sostenibilità, il 2020 dei maggiori produttori italiani di vino si è chiuso con il 6,3% di ricavi in meno sul mercato interno e perdite più contenute (-1,9%) all’estero. Come per tutti i segmenti dell’agroalimentare, il canale della Gdo ha visto la propria incidenza salire al 38% rispetto al 35,3% del 2019 (a valore è cresciuto del +2,3%). L’online, in compenso, è letteralmente esploso, segnando un +74,9% sui portali web di proprietà delle cantine e addirittura +435% per le piattaforme online i specializzate, tanto da giustificare un aumento degli investimenti nel digital dei maggiori produttori di vino del 55,8%. Tra chi è riuscito a contenere , meglio la flessione ci sono le cantine cooperative, che hanno perso solo il 2% del business: non a caso, la leadership delle vendite è appannaggio del gruppo Cantine Riunite-GIV, con fatturato a 581 milioni di euro, mentre al secondo posto con quasi 362 milioni di euro c’è un’altra cooperativa, la romagnola Caviro. A seguire, tra le cantine che superano i 200 milioni di euro, troviamo la veneta Botter (230 milioni), la toscana Antinori, il cui fatturato 2020 (pari a 215 milioni) di euro ha subìto un calo del 12,5%, la trentina Cavit (fatturato 2020 a 210 milioni di euro, in crescita del 9,6%), le piemontesi Fratelli Martini (208 milioni di euro) e IWB (204 milioni) e, infine, la veneta Enoitalia. Per il 2021, i maggiori produttori di vino si attendono una crescita del 3,5%, che arriverebbe al 4,6% per la sola componente export. Ad oggi le esportazioni italiane di vini e liquori valgono il 30% delle nostre vendite di alimenti e bevande oltreconfine e ammontavano a 7,8 miliardi di euro nel 2020. Nel biennio 21-22 si attende un aumento dei consumi di vino del 3,8% l’anno. Per i due più grandi Paesi importatori di vino italiano, però, la crescita sarà un po’ inferiore: del 2% per gli Usa e del 3,1% per la Germania. In Svizzera i consumi di vino sono attesi stabili. Nuove opportunità, sostengono gli analisti della Sace che hanno collaborato al rapporto, potranno arrivare da mercati già noti al vino italiano come il Canada e il Giappone, dove i consumi sono attesi in forte crescita (+5,9% annuo per entrambi). Anche la Cina mostra un ottimo potenziale, con un +6,3% annuo atteso per il biennio 2021-22.

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