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Il Sole 24 Ore / Nova

All’origine della vite ... Dna dell’uva mappato dall’istituto agrario San Michele all’Adige... Ci sono voluti sei anni. Ma alla fine ce l’hanno fatta, battendo sul tempo americani e francesi che ci provavano da tempo. I ricercatori dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige (Iasma) hanno portato a termine il sequenziamento del Dna della vite. O meglio, di una vite in particolare: quella del Pinot nero, che è un’uva di livello internazionale, ma tutta italiana. Il risultato di questo lavoro è una lista interminabile di lettere che non significano molto per la gente comune, ma che per gli esperti di genetica nascondono in sé la possibilità di cambiare marcia nella progettazione dell’uva e del vino del futuro.
“Intendiamoci – spiega a Nòva 24 il presidente dell’istituto Giovani Gius - non abbiamo alcuna intenzione di metterci a produrre vino biotech. La nostra ricerca servirà per migliorare le varietà esistenti o per crearne di nuove, ma grazie alle tecniche dello smart breeding, favorendo incroci naturali”. Con quali vantaggi? “Usando i marker del Dna possiamo favoire gli incroci e valutare i risultati in circa due anni. Senza conoscere il menoma della pianta ce ne vorrebbero otto”, risponde Gius. Il sequenziamento compiuto dall’istituto trentino verrà presentato ufficialmente alla comunità scientifica internazionale entro l’autunno.
Ma le prospettive future sono già dietro l’angolo. Già si pensa alla possibilità di ottenere varietà di Pinot più resistenti alle intemperie o di migliorare alcune varietà di vino. “Qui in Trentino abbiamo per esempio il Marzemino, il Teroldego e la Nosiola, su cui adesso possiamo cominciare a lavorare”, spiega Gius. Tutto è cominciato, spiegano , all’istituto agrario trentino, quando la Fondazione della Cassa di risparmio di Trento e Rovereto ha finanziato con circa sette miliardi di lire un progetto di biologia avanzata focalizzato sulla vite ma anche sulle mele e i salmoni.
Successivamente la Provincia Autonoma di Trento ha stanziato un altro miliardo e mezzo per avviare la produzione della mappa fisica della vite. E poi è stata la volta di una terza trance di finanziamenti, circa otto milioni di euro sempre dalla Provincia per portare a termine il sequenziamento vero e proprio. Un lavoro che è stato fatto chiedendo aiuto anche alla società americana Myriad Labs, che ha contribuito alla formazione dei tecnici dello Iasma. Aveva già sequenziato parte del menoma del riso e ha collaborato mettendo a disposizione le proprie risorse, contribuendo al successo dell’istituto trentino. Il progetto dello Iasma non era infatti localizzato sullo stesso obiettivo.
L’Università di Udine sta per esempio partecipando al progetto Vigna, un’analoga iniziativa italo-francese che punta al sequenziamento di un’altra varietà di uva, ma che è rimasta un po’ indietro sulla a tabella di marcia. Ma le scoperte dello Iasma non resteranno relegate nei suoi laboratori. “Sebbene lo sfruttamento commerciale del menoma sia protetto da un brevetto, la sequenza sarà presto - ha spiegato Giovanni Gius - messa a disposizione della comunità scientifica internazionale. Noi ci aspettiamo di poter avviare quanto prima nuove collaborazioni con altri atenei italiani per affrontare il duro lavoro che ci aspetta. Il sequenziamento del Dna è infatti un grande traguardo, ma anche un punto dì partenza.
Con l’Università di Udine stiamo già parlando della cosa e non è escluso che una collaborazione reciproca possa nascere in tempi brevi”. Nonostante le perplessità degli scienziati trentini e il generale ostracismo dell’opinione pubblica italiana, altri ricercatori stanno comunque sviluppando ricerche per applicare le tecnologie genetiche al vino. Come il professor Carlo Bruschi del Centro internazionale d’ingegneria genetica di Trieste, il quale, secondo quanto ha riportato nei giorni scorsi un quotidiano italiano, ha dichiarato: “dosando la presenza dei lieviti nel mosto o un utilizzando ceppi di lievito geneticamente adattati, si potrebbe incrementare la velocità del processo fermentativo dell’uva, ottenendo in minor tempo vini con immutate qualità organolettiche e meno esposti a contaminazioni”.

Geni da enoteca

Marcatori
sono identificati oltre 250 mila marcatori genetici, che sono stati posizionati all’interno o vicino ai geni e possono ora essere utilizzati per il miglioramento genetico.
Non solo il grappolo
Oltre alla a altre sei specie vegetali sono già in avanzata fase di sequenziamento: la arabidopsis (una pianta annuale poco usata, ma molto studiata. dal genetisti) , il mais, l’erba medica, il loto, il riso e il pomodoro. Ma sono tutte piante annuali. La vite e la prima varietà pluriennale di cui si conosce l’intero Dna.
Le sequenze
Lo Iasma ha completato cinque volte la copertura del genoma della vite, identificando 22.875 sequenza geniche.
Dalla California
Il lavoro dello Iasma è stato realizzato nel quadro di un progetto internazionale varato in California nel 200l e finalizzato al sequenziamento del genoma della vite.
Autore: Paolo C. Conti

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