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Il Sole 24 Ore / Nova

Brunello elettronico doc ... Dna anticontraffazione Certilogo. Il codice viene applicato ai prodotti con la stessa logica delle chiavi di attivazione... A Milano è nata una nuova azienda che ha una visione originale e interessante di come il digitale può aiutare a tutelare l’identità dei prodotti fisici. Si chiama Certilogo ed è stata fondata da un gruppo multidisciplinare di professionisti. Il suo amministratore delegato è Michele Casucci, che anni fa ha diretto la filiale italiana del motore di ricerca Lycos. L’idea su cui si basa il lavoro di quest’azienda è la seguente: generare un numero univoco per ogni prodotto che viene messo in commercio e stamparlo sull’etichetta, cosicché ogni consumatore possa in ogni momento fare una telefonata per accertarsi che ciò che ha comprato sia originale e non una copia contraffatta.
Ed è un po’ l’Uovo di Colombo, visto che finora un sistema simile non esisteva. Casucci ha spiegato a Nòva24 che parecchie aziende italiane hanno dimostrato un interesse preliminare per quello che alla Certilogo chiamano “Dna digitale”. E nei giorni scorsi è arrivato anche il primo contratto vero e proprio. L’azienda vinicola Ciacci Piccolomini d’Aragona, uno dei principali produttori di Brunello di Montalcino, metterà un codice Certilogo su un certo numero di bottiglie della propria produzione migliore. L’anticontraffazione è solo una delle possibili applicazioni di questo sistema. Il codice può essere usato infatti anche per attività di marketing personalizzato, o per creare una relazione più stabile col cliente. Viene creato grazie a un algoritmo crittografato molto complesso e contiene una serie di informazioni che riguardano il prodotto: dov’è stato costruito e venduto, le sue Caratteristiche principali, il colore, il prezzo e via dicendo. Esiste, naturalmente, la possibilità che venga in qualche modo donato (quando si parla di digitale, c’è sempre qualcuno che prima o poi ci riesce).
Ma in questo caso il meccanismo è poco vulnerabile perché si basa su un’interazione reale fra il cliente e una determinata azienda. Se il primo comunica un codice donato è facile, per la seconda accorgersene e avvertirlo. Di fatto, Casucci e i suoi soci hanno applicato ai prodotti fisici la stessa logica delle chiavi di attivazione dei software moderni e stando a quanto dicono presto vedremo le prime applicazioni pratiche: nel farmaceutico, nella moda, nei prodotti di alta gamma. Uno degli aspetti più interessanti del progetto è che il codice può essere applicato su vari tipi di etichette. Su quelle tradizionali o sui radio-tag Rfid, ma anche sul risvolto di un abito o su un prodotto alimentare. Ciò che conta è il numero e non il supporto che lo ospita. Alla Certilogo sono convinti che il Dna digitale si dimostrerà molto utile anche perle dogane e gli altri organismi che si occupano di controllare il traffico di prodotti contraffatti. Se così fosse sarebbe davvero una svolta interessante, perché i doganieri si scontrano oggi con molti problemi pratici. Scoprono spesso merci contraffatte in arrivo in Italia, ma altrettanto spesso non hanno le risorse necessarie per dimostrare la correttezza delle i proprie intuizioni. Se applicato su vasta scala, il codice della Certilogo potrebbe rendere tutto in più semplice.

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