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Il Sole 24 Ore

Speciale Vino - Un successo che va al di là dei numeri ... Ce n’è voluta, ma l’impegno dei produttori per fare più qualità e creare un’immagine vincente per il vino italiano ha fatto centro, anche se altri problemi già bussano alla porta. E’ un fatto che nel nostro Paese sono ormai in tanti ad avere finalmente compreso che il vino più è buono e più rende, alla salute e all’impresa. Come peraltro confermano i focus sull’industria vinicola realizzati da Mediobanca per “il Sole 24 ore” (l’ultimo è stato pubblicato il 9 marzo), con gli indici di redditività per la prima volta tutti in terreno positivo e qualcuno anche a livelli superiori alla media nazionale.
Sembrano lontani i tempi (anni 70 e 80) in cui a prevalere erano le politiche scriteriate delle rese produttive stratosferiche e delle eccellenze da smaltire a colpi di distillazioni finanziate dalla Ue: erano gli anni degli 80 milioni di ettolitri prodotti e dei 100 litri a testa, del vino senza immagine, ma anche delle ricorrenti “guerre” dei vigneron francesi contro le cisterne del made in Italy destinate al taglio dei rossi di Francia. Sono trascorsi tre lustri dalla sciagurata sofisticazione del metanolo, ma è come se fosse passata un’eternità. Nel frattempo l’Italia del vino è cambiata: una catarsi che ha rinnovato gli strati più lontani e profondi di questa bella terra di casa nostra, coinvolto tutto e tutti: vignaioli, maestri in cantina, strateghi di mercato e “nasi” massmediologi, che non si limitano più a raccontare i sapori della viola e i retrogusti del pane tostato, ma si sono anche avvicinati ai valori della formazione, dal consenso, delle tendenze. Se oggi celebriamo il successo del vino italiano nel mondo, con le esportazioni che per la prima volta sono volate oltre il tetto dei 2,5 miliardi di euro, facendo meglio di ogni altro prodotto agroalimentare; se questo export nel 2001 ha visto il prevalere (52,5%) del prodotto confezionato su quello sfuso; se per il secondo anno consecutivo l’Oscar al miglior vino al mondo ha premiato una marca italiana (Ornellaia); se ... e potremo continuare a lungo, tutto questo è accaduto, è perchè finalmente chiunque a che fare con il vino lo fa con un approccio più maturo ed una prospettiva più convincente. Le stesse aziende sono diventate imprese. E come tali sono gestite, investono e producono, laddove il gap tra il dare e l'avere non è più vissuto solo in termini di bilancia economica, ma coinvolge altri fattori altrettanto costruttivi dove il più importante è il valore della qualità. Quella qualità che sta diventando sempre di più la dsscriminante del successo di un vino di marca da quello di un'altra ...

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