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Il Sole 24 Ore

Il caso francese - Per i future una partenza in salita ... Se è risaputo che sia la speculazione finanziaria sia il vino possono dare alla testa, la possibile combinazione dei due resta, invece, ancora limitata. Infatti, lo scetticismo della filiera vitivinicola nei confronti del mercato borsistico e delle sue regole continua a offuscare gli entusiasmi degli operatori finanziari impazienti, dal canto loro, di contrattare a suon di bottiglie. Ne ha fatto le spese Winefex Bordeaux, il primo contratto a termine (future) mondiale sui vini della celebre regione d’oltralpe. Lanciato lo scorso settembre da Euronext (la Borsa paneuropea nata dalla fusione delle borse francese, belga e olandese), questo nuovo future contava, dopo un mese di vita, tra le quaranta e le cinquanta partite di merce scambiate (di cui ogni partita composta da cinque casse di 12 bottiglie identiche di un gran vino bordolese). Una quantità ben lontana dall’apportare la liquidità sperata e che, per di più, si è fermata a 186 unità. Infatti, la decisione presa nei giorni seguenti di modificare alcuni elementi contrattuali rivelatisi inadeguati, tra cui la percentuale della penale in caso di liquidazione cash passata dal 5 al 25% e il trasferimento del future su un’altra piattaforma di prodotti derivati, ha costretto Euronext ad azzerare i contatori. Risultato: l’attività resterà ferma almeno per i prossimi sei mesi. “Winefex Bordeaux – spiega Sam Mezrhahi, responsabile del prodotto presso Euronext è un future innovativo e come tale darà i suoi frutti nell’arco di tre o quattro anni”.
La Francia non è nuova in questo tipo di trovate che combinano filiera vitivinicola e mercati finanziari. Risale infatti al giugno scorso la creazione di un fondo comune di investimento sui vini che permette ai sottoscrittori di acquistare quote-parte di una cantina ideale.

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