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Il Sole 24 Ore

La qualità raccoglie la sfida "globalizzazione" ... La globalizzazione è un fenomeno che interessa tutte le attività umane e, di conseguenza, anche il vino. L’espansione geografica dei consumi di vino ha allargato anche la corrispondente produzione viticola. Secondo l’Oiv, la produzione mondiale di vino potrebbe passare dai 265 milioni di ettolitri del 2001 a oltre 285 milioni nel 2005, con i nuovi Paesi produttori che saranno gli artefici principali di questa crescita. Si stima , infatti, che a fronte di uno sviluppo dell’1,5% annuo dei paesi di antica tradizione produttiva, corrisponda uno sviluppo superiore al 10% per i produttori dell’America del Nord e del Sud e superiore al 20% in Australia e Sud Africa. Per quanto riguarda i consumi, nel 2001 si è giunti a circa 220 milioni ettolitri con una proiezione al 2005 di 240 milioni di ettolitri, con uno scarto domanda-offerta di 85 milioni di ettolitri di eccedenze. Più consolanti sono i trend delle esportazioni, che da diversi anni non superano i 60 milioni di ettolitri e che nel 2001 sono saliti a circa 68 milioni. I paesi emergenti hanno una viticoltura liberistica, mentre la Ue ha una viticoltura dirigistica (diritti d’impianto, ecc) anelastica anche nei confronti delle scelte varietali. Nel “Nuovo Mondo” hanno facilmente seguito gli incrementi dei consumi dei vini rossi, mentre l’Europa da pochissimo ha iniziato la riconversione e la ristrutturazione dei vigneti. Un altro dato inoppugnabile è quello del trend favorevole dei consumi dei vini di qualità buona ed ottima ed il continuo calo dei vini di massa da tavola. Persino il linguaggio si sta globalizzando, poiché si afferma che i vini basic (inferiori a 5 dollari) oggi rappresentanti il 50% della produzione, lasceranno lo spazio ai vini premium (di 5-10 dollari), ai superpremium (10-30 dollari), agli ultrapremium (30-50 dollari) ed agli icon (grandi cru) superiori a 50 dollari, ovviamente in percentuale commerciale decrescente. Alcune zone viticole internazionali stanno già programmando la loro viticoltura, orientandola verso il senso indicato. Anche le Regioni italiane saranno obbligate a globalizzare e orientare le loro produzioni , senza perdere l’immagine e la tipicità delle produzioni tradizionali poiché possiedono ottimi vitigni italiani e grandi territori, al fine di evitare il rischio internazionale della globalizzazione e dell’omogeinizzazione dei gusti dei vini. La viticoltura mondiale permane in stato di equilibrio, ma la sofferenza attuale e futura non riguarda i vini di qualità, come dimostrano i cospicui e continui investimenti di capitali nel sottore vitivinicolo mondiale ed italiano.

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