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Il Sole 24 Ore

Corre il valore dell'export ma le qualità non brillano ... Che la festa cominci. Il 36 Vinitaly che apre a Verona alla presenza del Ministro delle Politiche Agricole, Giorgio Alemanno, prima di essere il Salone internazionale del vino è sempre stato una vera e propria kermesse che attira professionisti del settore da qualunque parte del globo, oltre a curiosi e amatori del vino. Un pubblico, cioè che vuole vedere, sapere e “gustare” tutto sull’ultima produzione vinicola nazionale e estera, prossima ad andare sul mercato. Il commissario straordinario dell’Ente fiera di Verona, Pierluigi Bolla, è soddisfatto. “Quest’anno – spiega – abbiamo già superato ogni più rosea previsione: per la prima volta la superficie espositiva ha superato i 60mila metri quadri (+10% rispetto all’edizione 2001) con 4mila espositori (440 in più) provenienti da 26 paesi. I visitatori previsti superano i 150mila, provenienti da 90 paesi (quelli certificati nel 2001 furono 141mila da 87 paesi) mentre sono una ventina le delegazioni ufficiali estere. “Non è stato possibile dare una risposta affermativa a tutte le richieste che ci sono pervenute – aggiunge Bolla – e se questo accade è per il crescente interesse che il vino suscita non solo in Italia, ma in tutto il Mondo. Da parte nostra siamo impegnati a dare il meglio e per questo abbiamo avviato un piano di nuovi investimenti pari a 44 milioni di euro. Nel 2003 potremo disporre di nuovi spazi e nuove infrastrutture, prima fra tutti un nuovo parcheggio multipiano per 2.100 posti auto, la cui prima pietra sarà posta sabato”. Le iniziative in calendario nel giorni di fiera sono numerose e riguardano sia il vino, sia l’olio che ormai dispone di un salone proprio, il Sol. Anche il turismo del vino ha uno spazio crescente: quest’anno si svolgerà la prima edizione di VinTur, realizzato in collaborazione con Biteg, la Borsa internazionale del turismo enogastronomico di Riva del Garda. Vinitaly si conferma un grande appuntamento, che arriva in un momento particolare per il mercato vinicolo nazionale che vive un suo dualismo. Da una parte produzione, consumi ed export in calo: nel 2002 la flessione produttiva è stata del 5% a 51 milioni di ettolitri; i consumi stentano a tenere la soglia dei 51 litri pro-capite annui, mentre nel 2002 le qualità vendute all’estero, secondo la previsione Ice, registreranno una perdita dell’11%,a 16,4 milioni di ettolitri contro i 18,4 del 2002 e i 19,7 milioni ettolitri esportati nel ’99. dall’altra parte i vini di qualità con un mercato di forte accelerazione: vini cioè che danno smalto e vivacità all’intera filiera; quella qualità che alla base della crescita dei valori del vino esportato, tale da premettere una crescita degli introiti e, soprattutto, bilanci aziendali positivi.

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