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Il Sole 24 Ore

"C'è più qualità della vita": Ornella Venica, presidente del Movimento del Vino: così riscoprono i valori legati al territorio ... "Il turista del vino ha voglia di sapere tutto della campagna, delle vigne, della cantina, di come nasce e si fa un grande vino. Il turista del vino è un curioso per natura che vive abitualmente in città e che, quando va in vacanza, vuole essere un po’ coccolato, sicuramente non accetta di vivere con l’ansia e lo stress urbano".
Ornella Venica, friulana e vignaiola doc con 28 ettari di vigneti, 250mila bottiglie e 18 posti letto, è da un anno presidente del Movimento del vino, l’associazione a cui aderiscono 950 aziende vitivinicole di tutta Italia che fanno anche ospitalità. Venica è subentrata a Donatella Colombini Cinelli, fondatrice nel ’93 del Movimento stesso e ossi assessore al Turismo al Comune di Siena.

Gli italiani consumano meno vino rispetto a dieci anni fa, in compenso hanno scoperto il turismo del vino, che è letteralmente esploso. Cosa è accaduto?

E’ successo che è cambiato il modo di produrre e i consumatori sono diventati più esigenti in fatto di qualità. La qualità scaccia la quantità mentre vuole più informazione e cultura. Il turismo del vino è un’esigenza di nuova cultura fatta di valori legati al territorio, ai prodotti della terra: il vino esprime meglio questo valore naturale.

Ma cosa chiede il turista che visita una cantina o soggiorna nell’azienda che produce vino?

Potrei dire che cerca aria pulita, prodotti genuini, un luogo tranquillo a contatto con la natura, ma sarebbe limitativo. Oggi sappiamo che il turista del vino non cerca più di fare la scampagnata per una giornata fuori dagli schemi urbani; oggi chiede di più e soprattutto vuole delle certezze sulla qualità della vita.

Come risponde il Movimento a questa richiesta, che peraltro coinvolge ormai grossi interessi?

Consapevoli del ruolo ormai assunto dalla cantina e dal vino nell’offerta turistica rurale, ci siamo resi conto che le aziende che danno ospitalità debbano farlo con professionalità. Ecco allora la decisione di introdurre una carta dei doveri, vale a dire un vero e proprio decalogo contenente i principi base per una buona accoglienza a cui le aziende associate debbano assolutamente attenersi.

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