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Il Sole 24 Ore

Il riscatto dei vini di Romagna ... «Romagnasolatia, dolcepaese,cui regnarono Guidi e Malatesta...»: versi pascoliani che alcuni anni fa si sarebbero prestati a una lettura "vinicola", perché in questa meravigliosa terra (è la mia!) l'uso dello zucchero raggiungeva livelli record. Ciò non contribuiva a creare una bella immagine dei vini romagnoli (sangiovese, trebbiano, albana, pagadebit), ma a distanza di una decina d'anni il quadro è completamente ribaltato. Anch'io, solito usare la metafora dei "vini da merenda" (lo dicevo sempre con affetto), o a discutere con mio nonno sull'acidità del vino sangiovese di casa o ancora della tannicità, oggi sono orgoglioso della veloce crescita qualitativa dei tanti rossi che ormai fanno parte della hit parade nazionale, nonché di alcune etichette che valorizzano il rosso tradizionale di Romagna. Il salto di qualità è dovuto soprattutto a un manipolo di produttori che hanno trascinato nella strada della qualità larga parte delle aziende vinicole, molte delle quali giovani. Tra queste soprattutto la comunità "San Patrignano", che ha scelto tra i settori sui quali puntare appunto le produzioni alimentari di qualità, quali vino, carne, salumi, olio d'oliva extra vergine (l'annata 2002 della comunità presente in Maremma ha toccato livelli d'eccellenza) e formaggi, in primis un eccellente squaquerone di Romagna (di cui sono golosissimo), imbattibile con la piadina. Produzioni romagnole che quanto prima saranno affiancate da formaggi di malga prodotte dalla comunità trentina. San Patrignano "vinicolo" ha in pochi anni (1998, 1999, 2000) messo sul mercato etichette come Sangiovese di Romagna sup. Avi (significa a Vincenzo Muccioli), Montepirolo (cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot) davvero di grande pregio, grazie anche all'apporto di Riccardo Cotarella. Molto presto farà ingresso nel mercato anche un altro rosso: Noi 2001 (il nome è tutto un significato), un uvaggio di sangiovese, cabernet e merlot, che per i suoi pregi avrà certamente il gradimento dei nasi&palati. Sempre gradevoli sono il sangiovese riserva Zarricante e l'Aulente, i primi vini usciti da San Patrignano (mi piace ricordare la consulenza fornita tempo fa da un grande enologo: Vittorio Puiatti). Le aziende che hanno guidato in alto i vini di Romagna sono ormai numerose: la cantina Castelluccio, un punto di partenza nella controriforma del sangiovese, le Fattorie Zerbina, Madonna, Drei Tenuta la Palazza, Podere del Nespoli, Nicolucci. E la nouvelle vague: Stefano Berti (con il suo eccellente Calisto), Calonga (con Michelangiolo), La Berta (con Olmatello), la Pandolfa Ferrucci. Non vorrei dimenticare la fattoria Paradiso di Bertinoro, sempre sulla breccia. E ne aggiungerei due, tuttora poco conosciute: Tenuta Godenza (con il suo Gaudenzia) e la tenuta Arpineto di Galeata (con il Pertinello). Quest'ultima mi ha fatto ricredere: non avrei mai pensato che nel mio borgo natale potesse venire prodotto un buon vino. Sine qua non.

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