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Il Sole 24 Ore

Novello, business da 90 milioni. La produzione di vino «nuovo» sfiora i 19 milioni di bottiglie (+5,7%), al Nord il primato con il 61% ... C'è sempre più vino novello sulla tavola degli italiani. Piace di più, nonostante il suo prezzo registri una crescita più accentuata rispetto al prodotto tradizionale. Il prezzo medio di quest'anno è stato individuato in 4,58 euro, con un rincaro del 5,6% sul 2002 e con punte del 27% e del 31% per i prodotti provenienti, rispettivamente, da Lombardia e Campania. È dunque tempo di vino novello, che la legge prescrive debba essere ottenuto da macerazione carbonica (è diversa dalla fermentazione tradizionale) e che può essere messo in vendita a partire dal 6 novembre. Quest'anno, nonostante la vendemmia scarsa (per il secondo anno consecutivo non si è andati oltre i 45 milioni di ettolitri, contro una media decennale di 55 milioni), sono state prodotte 19 milioni di bottiglie (+5,7% sul 2002). E così, grazie a questa performance quantitativa e al prezzo, il business complessivo è destinato a crescere ulteriormente: la stima fatta da "Civiltà del bere", che in proposito ha realizzato una indagine di mercato, indica un giro d'affari prossimo a 90 milioni di euro, in crescita del 9,5 per cento. I numeri sono certo ancora lontani da quelli del francese Beaujolais, ben più diffuso nel mondo, che di bottiglie ne fa tra 50 e 60 milioni, ma questo non sminuisce l'importanza del novello italiano che anno dopo anno conquista nuovi estimatori, nonostante non manchi chi lo considera un ibrido, frutto della tecnologia e del marketing. Ma tant'è. L'indagine di mercato che verrà presentata al Salone del novello di Vicenza, in calendario il 5 e 6 novembre, ha contato 326 aziende che quest'anno hanno prodotto novello. Del quantitativo totale disponibile, il 61% è prodotto nelle regioni del Nord; solo Veneto e Toscana, insieme, pesano per il 49% sia in quantità che in fatturato. Se poi si aggiungono i valori di Trentino, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna si arriva a sfiorare il 72 per cento. Per gli autori della ricerca è significativo che questo salto produttivo sia stato fatto anche in presenza di una produzione di vino tra le più scarse degli ultimi 50 anni. Questo la dice lunga su un fenomeno di mercato che non è fatto di sola moda, ma che ha anche una componente di qualità del prodotto stesso. Un prodotto che, oltretutto, permette alle imprese di fare cassa piuttosto velocemente rispetto ai tempi del vino tradizionale, commercializzato solo molti mesi dopo la vendemmia. Questo spiega perchè un po' tutte le grandi case vinicole hanno la propria etichetta di novello, con il gruppo Cavit di Trento che da solo, con due marchi, ne fa un milione abbondante di bottiglie, seguito a ruota da Banfi, Duca di Salaparuta, Zonin, Pasqua, Rocche delle Macìe, Sella & Mosca, La Gioiosa, Antinori, Caviro e Gruppo italiano vino. In totale 326 aziende di tutta la penisola.

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