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Il Sole 24 Ore

Forti investimenti e tempi lunghi per i nuovi marchi ... Negli anni dell’euforia c’è stata la corsa all’acquisto di aziende e vigneti. Con il risultato di fare lievitare a dismisura i prezzi dei terreni e il rischio di provocare forti delusioni a chi sperava nel grande business speculativo. Niente di più lontano dal mondo del vino, giurano i produttori storici. In effetti, al di là della congiuntura sfavorevole che ammacca i consumi, chi investe nella produzione vinicola deve scommettere sui tempi lunghi. “Perché un’azienda sia a regime ci vogliono almeno 10 anni - ricorda Martino De Rosa, presidente di Wiish, una nuova realtà vinicola presente in Piemonte e Sicilia - e l’investimento iniziale non può essere inferiore ai 6 milioni di euro”. I conti sono presto fatti. Un’azienda media, con una produzione annua da 70 a 150.000 bottiglie, deve avere almeno 15 ettari. I prezzi dei terreni presentano una forbice molto ampia, si va dai 30.000 euro all’ettaro ai 500-600.000 per le zone più vocate in Toscana e Piemonte e a questi costi vanno aggiunte le spese per gli impianti nei vigneti (circa 30.000 euro l’ettaro). “Bisogna tener presente che per entrare in produzione occorrono quattro anni - continua De Rosa - a cui si aggiungono almeno due anni per l’invecchiamento”. Quindi i capitali sono immobilizzati per sei anni. C’è poi l’investimento per la cantina : fino a 2/2,5 milioni di euro per una struttura da 1.500 metri quadrati. Naturalmente non si può generalizzare. “Tutto dipende dai terreni - sottolinea Marco Caprai, responsabile dell’azienda umbra che ha rilanciato nel mondo il Sagrantino (600.000 bottiglie l’anno con un fatturato di 5 milioni) - è logico che a Montalcino, dove i diritti d’impianto del brunello sono chiusi, le quotazioni salgono in proporzione”. Ma esistono anche alternative all’acquisto dei terreni. L’azienda siciliana Calatrasi, dieci milioni di bottiglie prodotte l’anno, ha stipulato contratti di gestione con i proprietari terrieri, ai quali viene riconosciuto un rendimento netto del 5/8 per cento. “Il sistema che abbiamo adottato - spiega il titolare dell’azienda Maurizio Miccichè - consente di superare l’assenza di massa critica con elevati standard di qualità: noi gestiamo i terreni tramite uno spin off, l’Estates Service, stipulando con i proprietari dei vigneti un contratto di 15 anni. I lotti non sono mai inferiori a 50 ettari e attualmente gestiamo in questo modo circa 400 ettari”.

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