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Il Sole 24 Ore

E per il vino c’è una banca ... L’idea era nata in pieno boom enologico. Quando nuove aziende crescevano in investimenti stellari per cantine ideate dalle migliori firme del design e i prezzi dei vigneti lievitavano a vista d’occhio. La brusca virata che il mondo del vino ha vissuto nell’ultima stagione – anche se il recente Vinitaly sembra aver ridato fiato agli ordini - ha in parte ridimensionato il grande progetto della banca del vino di Pollenzo. Duemila metri quadrati di cantine nel sotterraneo dell’Agenzia, dove riposano i vini di 300 produttori (in prevalenza piemontesi). Oggi le bottiglie stoccate sono oltre 100.000 ma la cooperativa senza fini di lucro a cui fa capo la banca del vino conta di triplicare nel giro di tre anni.
Il progetto iniziale, finanziato da Unicredito - forse anche in nome dell’amicizia di antica data che lega Alessandro Profumo a Carlo Petrini - puntava a raggiungere 5.000 soci e un investimento di 5 milioni di euro. Contando sulla forte rivalutazione delle bottiglie si intendeva importante in Italia la tradizione dei grandi “courtier” francesi, che agiscono da mediatori acquistando vini giovani da stoccare. In un momento di riflessione quale quello attuale, viene forse meno l’aspetto speculativo, ma non l’interesse dei soci ad acquistare vini che invecchiano correttamente e possono rimanere “in deposito” oltre i tre anni canonici previsti dalla banca. Attualmente la cooperativa conta più di 600 soci che hanno versato una quota d’ingresso di 250 euro. I produttori che hanno inviato i loro vini a Pollenzo pagano un affitto di 1.200 euro l’anno per i tre anni di deposito e beneficiano delle attività di promozione della banca che mette a disposizione anche una sala di degustazione. I soci possono prenotare le bottiglie stoccate nella cantina (sono previste vendite mensili) e attingere a partite di vini particolari difficilmente reperibili sul mercato italiano. Ma le ambizioni sono ben più ampie. “Daremo impulso a diverse attività culturali legate al vino” anticipa Gigi Piumatti, che cura la Guida dei Vini d’Italia, arrivando a prefigurare la creazione di una sorta di tour operatori specializzato che organizzi viaggi in zone particolarmente vocate. Oltre alle scontate Langhe si programmano settimane a Montalcino e nella zona del Chianti classico. All’estero la prima puntata sarà nella valle del Rodano: “Una vera full immersion - spiega Piumatti - con lezioni teoriche, degustazioni o visite molto approfondite nelle cantine. Sperando di ripetere il successo dei francesi con le loro settimane in Borgogna. (arretrato de "Il Sole 24 Ore" del 25 aprile 2004)

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