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Il Sole 24 Ore

Vinexpo - Al salone di Bordeaux tiene banco la crisi di settore
NelMedoc vigneti scontati ... Vinexpo, il Salone internazionale del vino di Bordeaux, vale sempre una visita. Se non altro per sapere che a distanza di due anni dall'edizione precedente, i vini e vigneti del Medoc, l'area viticola da sempre la più preziosa e in grado di imprimere l'andatura al mercato mondiale, sono in caduta libera. Il mondo sta cambiando velocemente e quelle che per altri Paesi possono essere solo difficoltà, come accade in Italia, in queste terre hanno connotazioni strutturali tanto evidenti, al punto che per la prima volta nella storia bordolese i vini Aoc di Bordeaux hanno ottenuto il riconoscimento governativo dello stato di crisi, con l'autorizzazione a distillare più di 600mila ettolitri.
Non solo: il ministro dell'Agricoltura, Dominique Bussereau, inaugurando Vinexpo 2005, ha annunciato ieri di avere autorizzato l'estirpazione di ben 15mila ettari di vigneti su un totale di 120mila con l'appellation di Bordeaux. Di più. Ha anche dato il via libera a un contributo speciale di 7 milioni di euro per sostenere le esportazioni. Che hanno sempre un peso rilevante sulla bilancia commerciale francese (7,5 miliardi di euro nel 2004) anche se negli ultimi tre anni hanno accusato un forte calo. Tanto basta a spiegare perchè chi non ce la fa più mette in vendita le proprietà con sconti inimmaginabili fino a due o tre anni fa. «Mi è stata offerta una tenuta di una cinquantina di ettari in zona Medoc a 60mila euro l'ettaro. Certo non è un grande Chateau ma è sempre Medoc, mentre appena fuori dall'area dell'appelation bastano 30mila euro», spiega Primitivo Gurpegui, titolare dell'omonimo gruppo vitivinicolo spagnolo con interessi in Rioja e Cile. « È incredibile, lascia l'amaro in bocca - aggiunge l'italiano Claudio Cavicchioli, il re del nuovo Lambrusco - se penso ai 300 400mila euro chiesti fino a tre anni fa. Vuol dire che la crisi è enorme». Questi vignaioli non sono i soli a pensarla così tra gli stand del Salone, dove sono prevalenti i commenti che fanno esplicito riferimento a un calo di presenze. E non perchè c'è stata la già nota decisione dell'Ice che quest'anno ha rinunciato alla collettiva per disappori con gli organizzatori francesi. « Lo spazio previsto per l'Ice - spiega il direttore generale di Vinexpo, Robert Beynat - è stato completamente assorbito da 12 Regioni italiane che in questo modo si sono sostituite portanto i propri produttori». Problemi ci sono poi con l'Australia, la Nuova Zelanda, il Sud Africa, tutti Paesi che hanno dciso di non inviare delegazioni ufficiali, lasciando ai singoli produttori di scegliere cosa fare. Il risultato è che su 2.400 espositori provenienti da 47 Paesi, la rappresentanza francese pesa per il 63%, mentre due anni fa era appena il 52 per cento. «È chiaro che questo cambia le carte in tavola - osserva l'amministratore delegato del Gruppo Italiano Vini, Emilio Pedron - nel senso che a questo punto abbiamo il diritto di sapere se il Salone mantiene la connotazione internazionale o sta cambiando. Nel qual caso saremo costretti a riconsiderare le scelte future».

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