02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

Il Sole 24 Ore

Genetica tra i filari - Svelati i segreti del Dna della vite ... La vite, da una manciata di giorni, non ha più segreti per nessuno. O meglio, ne ha molti meno di prima. E questo, grazie al lavoro di un’equipe di scienziati italiani che, primi nel mondo, hanno completato il sequenziamento del genoma (Dna) della pianta che ha il pregio di produrre l’uva, ovvero la madre di tutti i vini.

La scoperta è opera del gruppo di ricercatori guidati da Riccardo Velasco dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige, Trento, che si è avvalso della collaborazione della società americana Myriad Genetics. Arriva dopo sei anni di studi, una parte dei quali sono stati condotti sulla "mappatura" dei cromosoni della vite frutto di una precedente collaborazione tra lo stesso Istituto agrario di San Michele e l’università di Udine. Allo stato dei fatti il progetto, finanziato dalla Cassa di risparmio di Trento e Rovereto e dalla Provincia autonoma di Trento, ha riguardato uno dei vitigni di vitis vinifera tra i più diffusi al mondo, il Pinot nero. Partendo, appunto, da quella mappatura, la seconda fase della ricerca ha portato a «sequenziare - ha spiegato Velasco - cinque equivalenti genomici per un totale di 2,5 miliardi di nucleotidi, pari al 99% dei geni della pianta».

Poiché i "mattoni" della vitis vinifera sono pressochè uguali dappertutto, va da sè che della pianta che produce vino si sa quasi tutto. Non a caso gli scienziati trentini parlano di «risultato di portata storica». E questo non soltanto perchè il vino è da millenni una bevanda ambìta per il piacere che procura a chi ne fa un uso moderato, ma perchè la vite è artefice di cultura e ricchezza economica per chi la produce. Una verità, questa, che è facile capire osservando il crescente impegno dimostrato da molti nuovi Paesi che solo di recente si sono scoperti vignaioli, ma che una volta produttori hanno dimostrato una grande capacità nell’assorbire la millenaria cultura di Paesi come l’Italia o la Francia. Ed è proprio questa competizione l’aspetto che forse merita di essere monitorato con grande attenzione d’ora in poi.

Il fatto di conoscere la struttura molecolare della pianta e tutto ciò che ne comporta la sua crescita ottimale, fa sì che anche la lotta alle patogenie diventa più agevole. Come d’altra parte verrebbero agevolati i processi produttivi d’avanguardia in grado di fare la differenza tra produttori. Ovunque essi operino. E poichè la mappatura del genoma non è brevettabile, perchè patrimonio dell’umanità, va da sè che chiunque lo voglia potrà ambire alle opportunità ottenibili utilizzando la scoperta italiana.

Non è un caso che tra i primi a complimentarsi con i ricercatori di San Michele è stato Enrico Pè del Dipartimento di scienze biomolecolari e biotecnologiche dell’università di Milano, che è tra i protagonisti del progetto Vigna - acronimo di Vitis genome analysis - firmato un anno fa da Italia e Francia è sostenuto, oltre che dai due governi, anche dall’Unione italiana vini e dalla Sezione vitivinicola dell’Unione industriale del Veneto presieduta da Giorgio Pasqua.

Il progetto, a cui da parte italiana lavorano nove università, il Cnr e l’Enea ha per obiettivo «la caratterizzazione della struttura e della funzione del genoma della vite». Che, tradotto, significa arrivare a mettere le mani sugli strumenti che permettano di arrivare a produrre vini nuovi, più naturali e più buoni. Arrivando possibilmente prima di altri. In nome della competizione. (arretrato de Il Sole 24 ore del 25 marzo 2006)

Copyright © 2000/2018


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2018

Pubblicato su

Altri articoli