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Il Sole 24 Ore

Licenze produttive in soffitta ... Destinato a cadere anche il «tabù» della creazione di nuovi impianti. Subito estirpazioni per ridurre il potenziale produttivo e l'offerta. Più avanti (nel 2010 o, più probabilmente, nel 2013) la deregulation del vigneto europeo potrebbe portare alla caduta di un tabù che dura ormai da circa 30 anni: il divieto di nuovi impianti e quindi la fine del commercio dei «diritti di impianto», cioè la compravendita di licenze produttive, una strada percorribile per chi voleva investire sul vino, come new entry, oppure per potenziare la propria azienda.

«Questo meccanismo se da un lato ha consentito di contenere gli incrementi produttivi - ha detto il responsabile delle relazioni internazionali alla Dg Agricoltura, Aldo Longo, inviato a Roma per spiegare il nuovo corso enologico europeo - dall'altro ha ingessato le imprese più dinamiche frenando la possibilità di piantare nuovi vigneti adeguando l'offerta alle richieste».

Il sistema dei premi all'estirpazione è una leva azionata a più riprese da Bruxelles, a seconda del tasso di eccedenze. L'ultima ondata di espianti di vigneti si è avuta fra il 1989 e il 1997, quando furono dismessi in Europa circa 500mila ettari di vigneti (ben 125mila solo in Italia) con una spesa di 4,4 miliardi di euro. Successivamente la misura è stata via via abbandonata dai diversi Stati membri, salvo un residuo utilizzo da parte dei vigneron francesi, segno inquivocabile della crisi dei grandi di Francia. Fino al '97 i premi per l'estirpazione, oscillavano fra i 1.500 e i 12mila euro a ettaro in base alle rese produttive. Con la nuova proposta, le estirpazioni di «nuova generazione» comporteranno oltre al premio una tantum, anche un diritto d'aiuto disaccoppiato, per gli anni a venire, a favore dei viticoltori che si ritireranno dall'attività.

Lo step successivo, quando - almeno nelle speranze della Commissione il mercato europeo avrà ritrovato un suo equilibrio strutturale - si passerà alla liberalizzazione del settore, cancellando il divieto di fare nuovi impianti. Per dare un'idea della rivoluzione, è come se si decidesse di eliminare le quote latte. E proprio come nel settore degli allevamenti, anche in quello vitivinicolo il contingente produttivo ha alimentato un importante mercato dei cosiddetti «diritti di impianto», sviluppato per un lungo periodo soprattutto in direzione Sud-Nord. Un mercato successivamente ridimensionato dalla decisione assunta da varie Regioni di blindare con appositi decreti i diritti assegnati alle singole amministrazioni all'interno dei confini regionali. Una mossa per evitare l'emorragia di licenze che in passato ha visto diritti di impianto «migrare» dalle regioni che ne contavano una maggiore disponibilità a quelle più blasonate come Toscana o Piemonte.

«La disponibilità di diritti - spiega il direttore di Assoenologi, Giuseppe Martelli - è molto importante per le imprese che vogliono piantare nuovi vigneti, diversificando le produzioni. E la scarsa disponibilità di licenze ha fatto lievitare i costi. In pochi anni infatti si è passati da 2-3mila euro a ettaro a oltre 5-6mila. Il tutto per il solo diritto produttivo che si va quindi ad aggiungere agli oneri relativi al vigneto». (arretrato del 24 giugno 2006)

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