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Il Sole 24 Ore

Centro - I rossi toscani conquistano gli Usa ... Rincuorata da un’ottima vendemmia, la Toscana dei grandi rossi riparte sui mercati esteri, trainata dalla locomotiva Stati Uniti e dai riconoscimenti appena tributati dalla rivista americana «Wine spectator» (che ha inserito tra i cento migliori vini del mondo 11 etichette italiane, di cui otto toscane e tra queste il primo classificato, il Brunello Casanova di Neri).
Il 2006 s’annuncia come l’anno della ripresa dell’export (488 milioni nel 2005, pari a circa il 65% dei ricavi) anche se l’attenta politica dei prezzi - praticata in questi anni dalle aziende per far fronte alla congiuntura difficile e all’agguerrita concorrenza internazionale - farà segnare incrementi più consistenti in quantità che in valore, senza risollevare granché la redditività. A guidare la Toscana sui mercati internazionali resta la qualità delle sue bottiglie (35 Doc e 6 Docg, che danno il 55% della produzione vinicola regionale, 1,57 milioni di ettolitri su 2,77 milioni nel 2005), in gran parte vini rossi (80%) capeggiati da Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano e Chianti Classico. La vendemmia di quest’anno sta dando grandi soddisfazioni ai viticoltori toscani, sia sul fronte della produzione - aumentata del 5% a 2,9 milioni di ettolitri secondo i dati Assoenologi - che della qualità, definita ottima soprattutto per i vini di medio e lungo invecchiamento, grazie alle condizioni meteo che hanno permesso una perfetta maturazione delle uve.
Meno brillante la situazione nelle Marche, dove la produzione vinicola 2006 è diminuita del 10% scendendo poco sopra il milione di ettolitri (nel 2005 i ricavi vinicoli sono stati di 46 milioni, di cui 32 realizzati all’estero).
Contrazione di produzione, ma qualità ottima, in Umbria (-7% a circa 928mila ettolitri), dove il vino l’anno scorso ha assicurato ricavi per 110 milioni, di cui il 15% all’export, e dove negli ultimi cinque anni le aziende hanno investito 60 milioni nella ristrutturazione dei vigneti. L’etichetta più conosciuta è il Sagrantino di Montefalco, apripista della politica di qualità e del legame col territorio che la regione intende inseguire.

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